venerdì 11 luglio 2014

Le Cronache del Fandom #7: Sherlock (BBC)



Cari visitatori della Tana,
ho notato che è da un po' che non vi parlo di qualcuna delle mie serie TV preferite. Quale miglior scenario del caldo mese di Luglio per parlarvi di un altro telefilm?
L'estate in fondo è fatta per i grandi recuperi di puntate perse o mai viste, no?

Oggi così ho deciso di parlarvi di Sherlock, fortunatissima serie della BBC.


Sono da sempre una grande fan di Sherlock Holmes.
Vi basti pensare che -anche se è tutto un caso- il primo libro che ho comprato con i miei risparmi, quando ero piccina, è stato una versione illustrata de Le avventure di Sherlock Holmes.
Per quanto riguarda questa serie TV, l'ho seguita praticamente da quando ho saputo che l'avrebbero trasmessa. Essendo sempre in giro sui social (definitemi pure una social-dipendente) ho cominciato a seguire la serie, rigorosamente in lingua originale, già nel 2010.
Ed è bastato un solo episodio per scatenare la fangirl che c'è in me.
Ma procediamo con ordine!

La serie, fino ad ora, è composta da tre stagioni, con tre episodi da 90 minuti  per ognuna delle stagioni, andate in onda rispettivamente nel 2010, 2012 e 2014.
Scritto da Mark Gatiss e Steven Moffat, il telefilm è liberamente tratto dalle opere di Sir Arthur Conan Doyle e ambientato in una Londa moderna.
I due protagonisti sono ovviamente Sherlock Holmes, interpretato da Benedict Cumberbatch e il Dr. Watson, interpretato da Martin Freeman.

La storyline che i due autori sono riusciti a delineare è assolutamente geniale.
Senza trascurare gli elementi tradizionali (la casa al 221B di Baker Street, il fatto che Watson sia un medico appena rientrato dalla guerra e che Sherlock sia appassionato di musica e abbia avuto problemi di dipendenza), Gatiss e Moffat sono riusciti a rendere dinamiche e moderne le avventure di uno dei detective più famosi di tutti i tempi, senza abbandonare però i tratti fondamentali dei personaggi di Conan Doyle.
Inoltre le performance degli attori, a prescindere dal fatto che si tratti di personaggi primari o secondari, sono davvero eccezionali. La maggior parte di loro proviene dalla tradizione teatrale inglese, ed è sicuramente quanto dire.
Ovviamente non posso evitare di fare riferimento ai due protagonisti della serie, prima di tutto Benedict Cumberbatch. Oltre ad avere una voce ed un accento eccezionali - a proposito, guardate la serie in lingua originale! E' molto meglio che in italiano, fidatevi di me - è a dir poco perfetto nei panni di Sherlock. Sa rappresentare al meglio i tratti di questo personaggio, rendendolo sicuramente più umano nei momenti "clou" dei vari episodi.

Martin Freeman, dall'altra parte, è la tenerezza fatta persona nei panni di Watson. Non saprei immaginare davvero nessun altro nei panni del fedele compagno di Sherlock dopo averci visto lui.

Ottime performance anche quelle di Mark Gatiss nei panni di Mycroft Holmes e di Andrew Scott in quelli di Jim Moriarty, entrambi personaggi ricorrenti nella serie.
E poi non ho potuto fare a meno di adorare Una Stubbs, che interpreta una credibilissima Mrs. Hudson.
Seguire le avventure di Sherlock in questa versione è interessante, entusiasmante e credetemi, non mancano i momenti di fangirling puro.
E poi basti pensare che la serie è ambientata a Londra! Cioè, se amate Londra quanto me, non potete fare a meno di vedere questa serie.

Non posso che concludere questo post stra-consigliandovi di vedere questa serie.
Ma se non conoscete ancora Sherlock Holmes e volete saperne di più su quest personaggio, vi suggerisco di leggere qualcuno dei romanzi di Conan Doyle.
Per iniziare, vi suggerirei Il mastino dei Baskerville, che è anche stato rielaborato e proposto nella serie.

Sir Charles Baskerville viene trovato morto. Accanto a lui, le impronte di un cane enorme. Molto tempo prima, nel Settecento, anche un antenato della famiglia Baskerville, Sir Hugo, era stato ucciso da un mastino mostruoso nelle paludi di Dartmoor. Sulla famiglia Baskerville sembra essersi abbattuta una sinistra maledizione, e l’unico investigatore in grado di risolvere il mistero del cane omicida è Sherlock Holmes. Con l’aiuto del suo assistente Watson, Sherlock si avventura nelle paludi nebbiose per risolvere un nuovo caso avvincente ma decisamente complesso. Come si fa a trovare il movente di un omicidio se l’assassino è un cane che attacca con furia cieca chiunque si inoltri nelle paludi? Il mastino infernale è davvero terribile o è solo lo strumento di una congiura contro Henry Baskerville? Chi è, in realtà, l’omicida disumano, il bestiale serial-killer? La trama moderna e attuale, l’ottima ambientazione nell’Inghilterra vittoriana, il fascino del detective Holmes e il gusto gotico di questo romanzo lo rendono un’opera straordinaria e intramontabile.


Per concludere, non posso che chiedervi se avete già visto questa serie o se pensate di vederla.
Sono curiosissima!



martedì 8 luglio 2014

Top Ten Tuesday #30: Confessioni da blogger!


Cari visitatori della Tana,
finalmente dopo un paio di settimane torna la Top Ten del Martedì!
Oggi The Broke and the Bookish propone un tema molto carino, ossia una Top Ten fata di confessioni.
Siete pronti a conoscere i miei più profondi segreti da blogger?



Top Ten Blogging Confessions

1. Amo, anzi, adoro i libri usati.
I libri vissuti, quelli che sono già stati tra le mani di qualcun altro che ha lasciato qualche piega sulle pagine, o magari un segnalibro. Quelli con il nome scritto sul frontespizio, o magari con una dedica. Sapere che un libro ha già avuto una vita precedente e che ne acquista una nuova tra le mie mani mi rende in qualche modo felice.

2. Ho un milione di segnalibri, e nonostante ciò, per segnare le pagine quando leggo libro cartaceo, faccio una piccola orecchia alla pagina. 
Si, capisco che alcuni di voi potrebbero considerarmi una lettrice terribile in questo momento.

3. Nonostante io utilizzi le orecchie per segnare le pagine, non amo scrivere sui libri, né a penna, né a matita. Quando trovo qualche frase o un passaggio particolarmente interessanti utilizzo delle etichette adesive o dei post-it per segnarli.

4. Negli ultimi due anni ho comprato molti più ebook che cartacei.
Da quando ho comprato il mio e-reader, per questioni di spazio in casa/nella mia stanza ho dovuto razionalizzare gli acquisti di libri cartacei.

5. Non ho mai letto la trilogia de Il signore degli anelli e non so sei riuscirò mai a leggerla.
A dire la verità ho visto i film ma molti anni fa e ne ricordo davvero poco.
Questo probabilmente è il mio blogging-secret più terribile!

6. No, ripensandoci probabilmente il mio blogging-secret più terribile è questo: ho letto la saga di Twilight e ho visto tutti e cinque i film.
La saga l'ho letta per volontà mia, verissimo, ma a vedere gli ultimi 3 film giuro che mi ci hanno trascinata con la forza! 

7. Dico sempre che leggendo o guardando un film non mi commuovo mai. In realtà sono una piagnona. Esempio lampante, ho appena finito di leggere Noi siamo grandi come la vita  di Ava Dallaira e ho versato fiumi di lacrime! #bloggerpiagnona

8. Adoro osservare la gente mentre legge.
Da come un lettore si muove durante la lettura secondo me si possono capire moltissime cose!

9. Chi di voi mi segue da un po' di tempo saprà che mio padre è un grande fan di Andrea Camilleri e che nel corso degli anni ha collezionato tutti i suoi scritti. Sono dei libri e degli articoli a cui tiene tantissimo.
Qualche mese fa mi è capitato di origliare involontariamente una conversazione tra lui e mia mamma mentre erano in salotto davanti alla nostra libreria. Papà stava dicendo che un giorno mi regalerà quei libri e quegli articoli, e questa cosa mi ha reso piena d'orgoglio, perché so quanto tiene a quei libri e quanto tempo ha dedicato ad andare alla ricerca dei libri introvabili  degli articoli in riviste pubblicate chissà dove.
Mi sono sentita davvero una figlia e una lettrice molto, molto felice - e mi sono commossa, chiaramente. #bloggerpiagnona

10. Non tengo molto al fatto di avere i libri di una serie nella stessa edizione. Nella mia libreria è molto facile trovare trilogie con libri in tre formati diversi!

E adesso che vi ho rivelato i miei segreti più nascosti, non posso che essere curiosa sui vostri!
Vi va di rivelarmene qualcuno? 

lunedì 7 luglio 2014

Recensione di "Silver" - Kerstin Gier

Cari visitatori della Tana,
prima di cominciare a scrivere questa recensione ci tengo a chiedervi scusa per la mia assenza dell'ultimi periodo, che credo si prolungherà per il resto dell'estate. Con questo non voglio dire che non ci sarò, ma semplicemente che non potrò essere presente come durante il resto dell'anno. Tra l'università, un trasferimento nella mia casa per le vacanze e la connessione mobile che ultimamente mi abbandona più spesso del solito avrò qualche problemino, ma ce la metterò tutta per non abbandonare il blog!

Ma passiamo all'argomento del giorno, ossia la recensione di Silver, ultimo romanzo di Kerstin Gier e primo volume della omonima trilogia.
Uscito in Italia per Corbaccio lo scorso Febbraio, il libro conta 323 pagine. Il prezzo è di € 16,40 per la versione rilegata con sovracopertina.




TRAMA
Porte con maniglie a forma di lucertola che si spalancano su luoghi misteriosi, statue che parlano, una bambinaia impazzita che si aggira con una scure in mano... 
I sogni di Liv Silver negli ultimi tempi sono piuttosto agitati. Soprattutto quello in cui si ritrova di notte in un cimitero a spiare quattro ragazzi impegnati in una inquietante cerimonia esoterica. E questi tipi hanno un legame con la vita vera di Liv, perché Grayson e i suoi amici sono reali: frequentano la stessa scuola, da quando Liv si è trasferita a Londra. Anzi, per dirla tutta, Grayson è il figlio del nuovo compagno della mamma di Liv, praticamente un fratellastro. Meno male che sono tutti abbastanza simpatici. Ma la cosa inquietante - persino più inquietante di un cimitero di notte - è che loro sanno delle cose su Liv che lei non ha mai rivelato, cose che accadono solo nei suoi sogni. Come ciò possa avvenire resta un mistero, esattamente il genere di mistero davanti al quale Liv non sa resistere...



LA MIA OPINIONE

Chi segue il mio blog da più tempo, o meglio, chi ha letto le mie recensioni della Trilogia delle Gemme, sa che ho amato moltissimo quella serie. Proprio per questo avevo delle aspettative su questo nuovo romanzo, che devo dire non sono state del tutto disattese.
Ma come sempre, andiamo con ordine.

Liv Silver è una giramondo contro la sua stessa volontà. Figlia di genitori separati, insieme alla sorella minore e a Lottie, ragazza alla pari che da anni si occupa di entrambe, segue alternativamente i genitori nei loro spostamenti.
Ma la sua vita sta finalmente per stabilizzarsi: La madre ha ottenuto un posto ad Oxford, famosissimo college inglese e tutta la famiglia sta per trasferirsi in un cottage nelle vicinanze del nuovo posto di lavoro della madre.
Seppur abituata agli imprevisti, Liv non si sarebbe mai aspettata che ad un passo dalla stabilità le capiti l'ennesimo. E' proprio appena messo piede a Londra che la madre si presenta con Ernest Spencer, il suo nuovo fidanzato e in un attimo sconvolge i piani di Liv: niente più cottage ma un lussuoso appartamento a Londra, niente più scuola immersa nel verde ma gettonatissima scuola privata nel centro di Londra.
Ed è proprio a scuola, la Frognal Academy, che Liv fa incontri interessanti. Non sto parlando di Penelope, la sua madrina, ma di quattro ragazzi bellissimi.
E' impossibile non notarli, dato che per i corridoi camminano tutti e quattro mantenendo lo stesso passo, e tutti si voltano al loro passaggio. Tutti li conoscono, tutti vorrebbero essere come loro.
Che tra i quattro ragazzi è quasi scontato che ci sia Grayson, uno dei due figli di Ernest, ma certo non è scontato quello che succede dopo la prima cena con la famiglia di quest'ultimo: Liv comincia a fare dei sogni, sogni vividissimi in cui incontra i quattro ragazzi.
E' da quel momento che Liv viene trascinata in un vortice fatto di demoni, riti, sogni, e molti,, molti misteri.

Come vi dicevo all'inizio, ho amato moltissimo la Trilogia delle Gemme della Gier, e in parte mi aspettavo di ritrovare quella verve, quel brio che tanto avevo apprezzato nello stile di


questa autrice in quei romanzi. Questa aspettativa è stata attesa soltanto in parte: non mancano l'ironia e le battute divertenti e anche il ritmo della narrazione che è molto coinvolgente, ma lo stile mi è sembrato meno incisivo, meno brioso, soprattutto all'inizio del romanzo.

Devo dire però che una volta preso il ritmo della lettura e degli eventi, non si può fare a meno di lasciarsi trascinare nel mondo di Liv e nei suoi sogni, un mondo dal quale è difficile uscire, sia per la stessa Liv che per chi legge! 

Per quel che riguarda i personaggi, devo ammettere che è difficile non apprezzarli.

Liv mi è molto simpatica. Anche se anagraficamente ormai sono parecchio distante da lei, mi è piaciuta molto la sua caratterizzazione, in particolare la sua ironia. 

Per il lettore è molto semplice immedesimarsi in lei, è davvero un personaggio allo stesso tempo semplice ma con un modo di ragionare tutto suo, che devo dire mi piace molto.
Per quanto sia un personaggio minore, ho apprezzato moltissimo anche la sorellina di Liv, Mia. Mi ha ricordato a tratti Mercoledì Addams, ma meno macabra. Ha un senso dell'umorismo tutto suo che non ha mai mancato di farmi sorridere.

Per quanto riguarda i Dream Boys, ho sicuramente apprezzato Henry, innegabilmente il più affascinante tra i quattro cavalieri. E' intrigante, dolce...e poi diciamocela tutta, è così inglese vecchia maniera che non si può fare a meno di adorarlo.
Innegabilmente adorkable (adorable + dork, quindi adorabilmente scemo) è Jasper, così adorabilmente distratto e tonto che, anche lui, dobbiamo amarlo per forza.
Grayson ha sicuramente un suo fascino, fatto soprattutto di mistero, e secondo me avrà molto da dire anche nei prossimi libri della trilogia.
Completa il quartetto Arthur, in cui non ho visto molto più della sua perfezione fisica. Tra i quattro ragazzi, è sicuramente quello che ho apprezzato di meno, nonostante all'inizio mi sembrava che potesse avere un ruolo più incisivo nella vicenda.

Carini i personaggi e originale la trama sicuramente, ma Silver è comunque un romanzo introduttivo di una trilogia, e secondo me troppe domande sono rimaste senza risposta.
Certo, c'è ancora lo spazio di due libri per chiarire molte cose, ma come lettrice mi ha un po' infastidito non riuscire a capire il perché di alcune cose che succedono nei sogni, soprattutto di piccoli particolari che secondo me potevano trovare risposta.
Nel complesso però ho trovato che questo sia un buon libro, che porta sicuramente la firma della Gier, anche se in modo un po' diverso dalla Trilogia delle Gemme.
Sono sicuramente curiosa di leggere il prossimo romanzo, che arriverà da noi in autunno!


Il mio voto per questo romanzo è tre riccetti e mezzo!

lunedì 30 giugno 2014

Recensione di "Quando il Diavolo mi ha preso per mano" - April Genevieve Tucholke

Cari visitatori della Tana,
in questo caldo lunedì di fine Giugno credo sia proprio arrivata l'ora di una nuova recensione!
Direttamente dalla mia terrazza con vista su un mare bellissimo, comincio a scrivervi e a parlarvi di Quando il Diavolo mi ha preso per mano, un romanzo di cui avevo già sentito parlare ancor prima dell'uscita in Italia e del quale avevo già letto i primi capitoli in inglese.




Il titolo originale del romanzo, che trovo bellissimo, è Between the Devil and the Deep Blue Sea, ed è il primo di una trilogia intitolata Between. Il libro è uscito in Italia per Piemme lo scorso Aprile, il prezzo è di € 16,00 e le pagine 264. 

TRAMA
Nel paesino di mare dove abita Violet White non succede mai niente... fino a quando River West non affitta la casetta dietro la sua e incominciano ad accadere cose inquietanti. River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e un passato misterioso? O dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos'altro? La nonna di Violet l'aveva sempre messa in guardia dai giochi che sa fare il diavolo, ma lei non aveva mai pensato che potesse nascondersi dietro un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione.



LA MIA OPINIONE

Parlare di questo romanzo non è semplice.
Non perché sia un romanzo tremendamente complesso ed elaborato, ma perché c'è in questo libro una parte che mi è piaciuta moltissimo e un'altra che sinceramente mi ha lasciata insoddisfatta.
Ma come sempre, prima di combinare pasticci, meglio partire dalla trama.

A Echo, una cittadina americana da cartolina, come quelle dei vecchi film, vive Violet White, una diciassettenne un po' particolare che certo non ha avuto vita facile. I suoi genitori sono degli artisti e amano viaggiare, lasciando spesso lei e il suo gemello Luke da soli. Inoltre da quando è morta la nonna Freddie, a cui era legatissima, Violet si sente ancora più sola. La storia ci viene raccontata dal suo punto di vista, e comincia in una giornata qualunque.
Con i genitori che sono in Europa da quasi un anno, le risorse finanziare di Violet e Luke ormai scarseggiano e proprio per questo la ragazza decide di affittare la dependance dell'immensa tenuta in cui vive, anche se non ha molte speranze, dato che da quando è morta Freddie la tenuta sta andando in rovina.
Invece ben presto, per affittare la dependance arriva un ragazzo, un bellissimo ragazzo che Violet non ha mai visto prima, ma che sin da subito la attrae. Con i suoi abiti e quel taglio di capelli, River West sembra proprio uscito da un'altra epoca, come le cose che Violet tanto ama. Ma allo stesso tempo, River le ricorda il diavolo, quel diavolo dal quale Freddie le raccomandava sempre di stare lontana.
Violet all'inizio non si lascia prendere troppo da queste suggestioni, ma non appena River mette piede in città, cose strane cominciano ad accadere, eventi straordinari e decisamente inquietanti.
Ma può il diavolo nascondersi dietro il fascino e un bel sorriso come quelli di River?

Come vi ho anticipato, parlare di questo romanzo non è semplice, ma per semplificarmi io stessa la recensione, direi che è meglio partire dalle cose che mi sono piaciute.
Ho adorato l'ambientazione e l'atmosfera che l'autrice è riuscita a creare. Echo
è dapprima una cittadina tranquilla, uno di quei luoghi da cartolina che sicuramente non mancherebbero nelle scatole dei ricordi di famiglia, dove non ci sono grandi catene di supermercati ma soltanto dei negozietti, la caffetteria è gestita da una calorosa famiglia italiana, le famiglie importanti e ricche si contano sulle dita di una mano e a strapiombo sull'oceano sorgono grandi ville. Ma allo stesso tempo è un luogo pieno di superstizione, dove le persone credono ancora alle storie di pazzi che si aggirano nel buio di una galleria e raccontano storie di vecchi omicidi ancora senza soluzione.
Da quando River arriva a Echo, certo la situazione non migliora, e il sangue comincia a scorrere: Echo diventa una cittadina intrisa ancor di più di mistero, dove nubi cariche di pioggia e oscurità sembrano incombere sempre più vicine ad ogni giorno che passa.
La Tucholke riesce a creare un'atmosfera unica, intrisa di mistero, adrenalina e terrore.
Bambini che sostengono di aver visto il diavolo in un cimitero e pensano di scacciarlo con piccole croci di legno, un pazzo che si suicida nella piazza della città, un ragazzo che cattura un ragazzino ed è pronto a linciarlo e bruciarlo, sostenendo che sia una strega.
Ad ogni pagina, seguendo i pensieri e le azioni di Violet, scaviamo sempre più a fondo nelle vicende strane che capitano nella cittadina in cui vive e di pagina in pagina il mistero si infittisce, ma allo stesso tempo ci sono dei momenti in cui Violet dimentica, dimentica la città, dimentica i misteri, e si concentra soltanto su River. E allora tutto sembra intriso anche di attrazione e di passione, di una bellezza oscura ma allo stesso tempo molto magnetica.

Per quanto riguarda i personaggi, è innegabile che tutti siano ben delineati, anche se non tutti ben approfonditi.
Violet è sicuramente una ragazza particolare: ama i misteri, la poesia e indossa con nonchalance gli abiti dei suoi antenati defunti, in particolare quelli di Freddie. Ama addentrarsi nelle cantine e nelle soffitte alla ricerca di oggetti dimenticati o perduti. In comune con il gemello Luke ha davvero pochissimo, se non l'amore per l'arte che i genitori hanno trasmesso ad entrambi. Luke incarna sicuramente di più il prototipo di diciassettenne che siamo abituati a vedere negli young adult, ma allo stesso tempo è un personaggio che ha delle sfumature completamente diverse dal solito pallone gonfiato, come potrebbe sembrare all'apparenza.
E poi c'è River, croce e delizia di Violet, che è attratta moltissimo da lui, nonostante percepisca sin da subito che River nasconde qualcosa. Questo ragazzo è sicuramente bellissimo, irresistibile e magnetico. Sono degli aggettivi che sulle cover di qualsiasi YA trovate per descrivere il belloccio di turno, ma River, oltre alla bellezza, ha la profondità di un personaggio completo e complesso, che oltre a nascondere dei poteri eccezionali e inquietanti, nasconde delle ferite lasciate dalla solitudine e da un'infanzia difficile.
Ad essere sicuramente meno approfondita degli altri personaggi è Sunshine, l'amica di Violet che però con Violet ha davvero poco in comune...se non Luke. Inizialmente mi aspettavo che avesse un ruolo più di peso nella vicenda, mentre invece appare e scompare molto spesso come se niente fosse.

Quello che non mi è piaciuto di questo romanzo è prima di tutto il ritmo: tanti misteri e tante vicende raccolti in un tempo troppo breve. A conti fatti, quando si termina il romanzo, ci si rende conto che è passato davvero un tempo troppo breve dall'inizio della vicenda alla conclusione e data la quantità di eventi che sono raccontati, è davvero incredibile se non impossibile che così tante cose succedano in u  periodo di tempo così ridotto.
Un altro elemento che non h apprezzato riguarda il fatto che alcune vicende sono legate tra di loro in modo un po' troppo forzato. E' vero, in questo romanzo succede il credibile e l'incredibile, ma ci sono degli eventi che vengono accostati senza che combacino del tutto, in un modo che risulta artificioso, forzato appunto.

Nel complesso, Quando il Diavolo mi ha preso per mano è un buon romanzo e considerando soprattutto che è un esordio lo trovo un ottimo lavoro, dalle bellissime atmosfere gotiche che riescono davvero a tenere incollati alle pagine, ma ha dei piccoli difetti che hanno condizionato un po' il mio parere, perché leggendo li ho trovati molto evidenti.



Il mio voto per questo romanzo è tre riccetti e mezzo!



giovedì 26 giugno 2014

Into Jane Austen's World #7: Death comes to Pemberley - La serie TV.


Cari visitatori della Tana,
questo post credo che sarà proprio un bel mix tra almeno te rubriche che tengo qui sul blog, ossia Dal libro al film, Le cronache del Fandom e Into Jane Austen's World. Spero solo che riesca bene!
Un paio di settimane fa vi ho parlato del libro di P.D. James Morte a Pemberley.
Dal romanzo lo scorso anno la BBC ha tratto una miniserie, e dato che conoscete la mia ossessione per le serie TV, certo questa non poteva mancare all'appello.

Ma andiamo con ordine e iniziamo dal romanzo.
Il libro

TRAMA
Inghilterra, 1803. Sono passati sei anni da quando Elizabeth e Darcy hanno iniziato la loro vita insieme nella splendida tenuta di Pemberley. Elizabeth è felice del suo ruolo di padrona di casa ed è madre di due bellissimi bambini. La sorella maggiore Jane, cui lei è legatissima, vive nelle vicinanze insieme al marito Charles, vecchio amico di Darcy, e il suo adorato padre, Mr Bennet, va spesso a farle visita. Ma in una fredda e piovosa serata d'ottobre, mentre fervono gli ultimi preparativi per il grande ballo d'autunno che si terrà il giorno successivo, l'universo tranquillo e ordinato di Pemberley viene scosso all'improvviso dalla comparsa di Lydia, la sorella minore di Elizabeth e Jane. In preda a una crisi isterica la giovane donna urla che suo marito, l'ambiguo e disonesto Wickham, non gradito a Pemberley per la sua condotta immorale, è appena stato ucciso proprio lì, nel bosco della tenuta. Di colpo, l'ombra pesante e cupa del delitto offusca l'eleganza e l'armonia di Pemberley, e i protagonisti si ritrovano loro malgrado coinvolti in una vicenda dai contorni drammatici.



La serie TV



La serie TV tratta dal romanzo della James è stata girata nel 2013 su ordinazione del canale inglese BBC One e trasmessa dal 26 al 28 Dicembre 2013 per celebrare il duecentesimo anniversario della pubblicazione di Orgoglio e Pregiudizio.
La serie è composta da tre episodi di 60 minuti ciascuno ed è ancora inedita in Italia.
Girata tra degli scenari bellissimi dello Yorkshire e del Derbyshire, la serie ricalca benissimo il romanzo, ma lasciatemi dire che, oltre a riprendere benissimo il tributo di P.D. James a Jane Austen, la serie riesce a fare molto di più.

Questa è una data da segnare sul calendario, cari lettori, perché credo sia una delle poche volte nella mia vita in cui dico che la serie mi è piaciuta più del libro!
Mentre, come vi ho scritto nella recensione, il romanzo mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmata più di tanto, la serie mi è piaciuta moltissimo, e sotto tutti i punti di vista.

Partiamo dalla location: assolutamente splendida. La bellissima residenza di Chaswoth, già utilizzata nel 2005 come Pemberley nell'adattamento cinematografico di Orgoglio e Pregiudizio, viene qui riproposta in tutta la sua bellezza.
L'immensità e la bellezza dei giardini, la maestosità della costruzione, uniti al sapiente uso della fotografia, hanno reso le inquadrature panoramiche nella serie davvero mozzafiato.
E proprio a proposito della fotografia, non posso dire altro se non che è davvero eccezionale, assolutamente sopra la media dato che stiamo parlando di una miniserie TV.

Per quanto riguarda il cast, devo ammettere che non solo gli attori si sono dimostrati
all'altezza dei loro ruoli, ma hanno fatto tutti davvero un gran bel lavoro.
Matthew Rhys nei panni di Mr. Darcy ha fatto sicuramente un'ottima performance: il gentiluomo che abbiamo conosciuto nell'opera austeniana c'è ancora ovviamente, ma a questo si aggiunge il senso di responsabilità che ha adesso nei confronti della sua famiglia e ancora di più il suo grande amore per Elizabeth, che traspaiono da ogni suo gesto e da ogni ragionamento.
A sorpresa devo ammettere che ho trovato superbo Matthew Goode nel ruolo di George Wickam. Non solo l'attore è riuscito a rendere benissimo la doppiezza del suo personaggio, un uomo sempre e soltanto attento al suo tornaconto personale, ma è anche riuscito a dargli quei tratti più umani che sono presenti nel romanzo. C'è infatti un momento in cui, nel romanzo, la facciata e le difese di Wickham crollano e nella serie questo momento è evidenziato grazie alla grande performance di questo attore.

Jenna Coleman interpreta invece Lydia Wickham, e devo dire che anche lei ha fatto un ottimo lavoro. Non solo è riuscita a portare nella serie la Lydia che conosciamo nel romanzo della James, ma le ha dato anche quei caratteri che erano nel romanzo della Austen e che in questo sequel erano un po' sfuggiti all'autrice.
Ovviamente non posso non citare Elizabeth, interpretata da Anna Maxwell Martin. Ho già visto quest'attrice all'opera in altre serie TV e la trovo davvero molto brava, ma personalmente non mi è piaciuta poi così tanto in questo ruolo. Dopo molti anni io ho sviluppato una mia personale immagine di Elizabeth - che si avvicina molto, ma non corrisponde del tutto a quella data da Jennifer Ehle nell'adattamento del 1995 di Orgoglio e Pregiudizio - e alla Martin a mio parere manca quella luce, quella vitalità che contraddistinguono Elizabeth come personaggio. Anche fisicamente, questa attrice mi ispira una pacatezza e una sorta di rassegnazione che non sono proprie di Elizabeth. Non che non abbia fatto il suo, ma semplicemente la trovo poco adatta per il ruolo.

Per quanto riguarda la trama, ho trovato ottimo il fatto che la serie rispecchiasse il libro, ma allo stesso tempo che fossero stati tolti dagli autori della serie tutti quegli elementi che andavano ad appesantire il libro, come ad esempio tutto il riferimento al sistema processuale inglese, che appesantiva davvero troppo la narrazione.
Inoltre sono stati eliminati dei personaggi che nel romanzo avevano davvero poco peso -Bingley ed il secondo figlio di Darcy ed Elizabeth, ancora neonato - mentre è stato dato sin dall'inizio il giusto spazio a quei personaggi che invece si sono rivelati determinanti ai fini dello sviluppo della vicenda.
Sono stati inseriti inoltre dei piccoli flashback che andassero a ricordare alcune vicende di Orgoglio e Pregiudizio. In alcuni casi li ho trovati calzanti, ma in altri molto meno.
D'altronde, se uno spettatore decide di seguire questa miniserie si suppone che conosca almeno un po' le vicende del romanzo austeniano, no?


Nel complesso a me la serie è piaciuta tantissimo, ripeto, ancor più del romanzo.
Tutte le Janeite dovrebbero trovare un po' di tempo e vederla!




martedì 24 giugno 2014

Recensione di "Fangirl" - Rainbow Rowell



Cari visitatori della Tana,

sono tornata!
Non so se vi sono mancata, ma voi a me siete mancati un sacco.
In questa lunga assenza (più di una settimana!) ho dovuto lavorare sodo per superare l'esame di una materia che non mi è mai piaciuta e che avevo sottovalutato moltissimo. Come mi capita spesso, essendo io cronicamente incapace a gestire un piano di studio qualsiasi prima dell'esame, mi sono trovata con l'acqua alla gola e ho dovuto mettermi sotto e recuperare un po' di pagine.
Ma alla fine è andata, anzi, è andata benissimo e oggi finalmente torno a dedicarmi al mio blog adorato.

Oggi voglio parlarvi di Fangirl di Rainbow Rowell.
Ho sentito moltissimo parlare di questo libro, prima di cominciarlo e tutte le opinioni che avevo letto erano molto positive. Come sapete, però, tendo sempre a diffidare dalle opinioni eccessivamente positive e tra questo, e il fatto che il libro fosse in Inglese e io come al solito sia una gran pigra, ho rimandato un po' la lettura.
Un paio di settimane fa, però, complice Tumblr, mi sono trovata davanti una fanart sulla protagonista del libro, Cath, e ho pensato che fosse un segno del destino.



Il romanzo, inedito in Italia,  è uscito nel 2013 per l'editore Griffin. Le pagine sono 438 e il prezzo è di circa € 13 per l'edizione in copertina rigida.


TRAMA

Cath e Wren sono gemelle omozigote, e fino a poco tempo fa facevano tutto insieme. Ma da quando sono partite per il college Wren ha deciso che non vuole essere più soltanto la metà di una coppia di gemelle, e vuole andare a ballare, conoscere ragazzi, andare alle feste e lasciarsi andare. Per Cath non è semplice accettarlo. Lei è terribilmente timida, e si rifugia nelle parole delle fanfiction che ama scrivere , dove sa sempre esattamente cosa dire e sa scrivere d'amore, un amore più profondo di quello che potrebbe mai immaginare di avere nella realtà.
Senza Wren, Cath è da sola, e completamente fuori dalla sua comfort-zone. Ha una compagna di stanza scontrosa con un fidanzato molto affascinante che le ronza sempre intorno, un'insegnante di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano la fine del mondo civilizzato, un bellissimo compagno di classe che vuole parlare soltanto di parole...e non riesce a smettere di preoccuparsi per su padre, che è sempre amorevole, ma anche fragile, e che non è mai rimasto solo.
Adesso Cath deve decidere se è pronta ad aprire il suo cuore e ad affrontare nuove esperienze e a conoscere nuove persone, e deve imparare che sull'amore deve imparare molto di più di quanto avrebbe mai pensato... (trama tradotta ed elaborata da me)


LA MIA OPINIONE


Ho divorato questo libro in meno di tre giorni e ho tantissime cose da dirvi.
Ma meglio procedere con ordine come al solito, prima di combinare un pasticcio.


Andare via di casa per frequentare il college non è facile per nessuno, ma lo è ancora meno per Cath, una ragazza che per diciotto lunghi anni ha condiviso tutto con la sua gemella Wren,  dalla camera ai vestiti, ed è stata un po' la sua ombra.
Adesso che sono arrivate a Lincoln, Nebraska, dove frequenteranno entrambe il college, Wren ha deciso di volere la sua indipendenza e di prendere una stanza in un dormitorio diverso da quello di Cath, costringendola a condividere la stanza con un'altra ragazza.
Cath non è per niente contenta: è terrorizzata all'idea di rimanere da sola con degli sconosciuti, terrorizzata all'idea di condividere la sua camera con qualcuno che non sia Wren, terrorizzata all'idea di dover anche solo chiedere delle informazioni ai suoi compagni di dormitorio.
Potete immaginare quindi la sua reazione quando nella sua camera trova un ragazzo.
Per sua fortuna però, quello è soltanto Levi, il quasi-ragazzo di Raegan, la sua compagna di stanza.
I primi tempi per Cath sono molto difficili. Alterna le lezioni alla sua vita da fangirl, ossia stare chiusa in camera a scrivere la sua fanficion su Simon Snow, la serie di libri che ama tantissimo. Manca poco all'uscita del'ultimo libro della serie e Cath a deciso di scrivere la sua personalissima versione dell'ottavo volume della serie da regalare alle migliaia di fans che ormai da molto tempo leggono le sue fanfiction.
Per Cath essere nel fandom di Simon Snow vuol dire vivere nel fandom: non solo aver letto i libri, visto i film e scrivere fanfiction, ma avere magliette, poster e busti commemorativi.
Gran parte della vita di Cath si basa sul fandom, al contrario di Wren, che pur essendo una fangirl a sua volta (ha spesso collaborato con Cath alla scrittura di fanfiction), ha un carattere completamente diverso e riesce a distinguere la sua vita sociale da quella nel fandom.
Dato che Wren si è allontanata da lei, Cath per i primi tempi rimane completamente sola: gli unici momenti in cui chiacchiera con qualcuno sono brevi, e sono sempre gli altri a parlare con lei, in particolare Levi e Raegan.Un'altro incontro che Cath fa -anche se legato a motivi di studio- è quello con Nick, che frequenta con lei le lezioni di scrittura, con il quale ha una buona sintonia, soprattutto quando scrivono insieme.


Ma se continuo su questa scia finirò per raccontarvi tutto ciò che succede nel romanzo.
Dato che non voglio spoilerare, meglio passare oltre!
Prima di tutto la struttura del romanzo: mi è piaciuto tantissimo come la Rowell sia riuscita a fondere più livelli narrativi. Nel romanzo troviamo infatti in primo piano la storia di Cath, ma tra un capitolo e l'altro troviamo estratti dai vari libri della saga Simon Snow e dalle fanfiction scritte da Cath o da Cath e Wren a quattro mani. Inoltre ci sono alcuni capitoli in cui Cath legge a Levi una delle sue storie, quindi in cui i due livelli narrativi vengono a contatto, e l'accostamento devo dire che riesce benissimo
Inoltre non posso che lodare la Rowell per essersi inventata non solo la storia di Cath, ma anche quella di Simon Snow. Le similitudini con Harry Potter sono più che evidenti, ma ci sono anche molte differenze, e non ho potuto che apprezzare il modo in cui la Rowell abbia saputo gestire anche questo mondo fantastico, in cui convivono maghi e vampiri.
Nonostante gli intrecci dal punto di vista narrativo siano molti, il libro comunque si legge velocemente. Non leggo moltissimo in lingua, quindi i primi capitoli sono stati quelli che ho letto più lentamente, ma una volta abituatami allo stile, alla fine molto semplice della Rowell, mi sono ritrovata a divorare il romanzo -non credo di aver mai letto così tanto di notte, negli ultimi tempi.

Per quanto riguarda i personaggi, non posso dire nulla, se non che li ho adorati.
Mi sono rivista moltissimo in Cath (se è possibile i miei livelli di fangirling spesso superano i suoi) e ho adorato il suo essere timida, impacciata, pungente, ma alla fine dolcissima.
E poi c'è Levi. Come non amarlo? Non è uno di quei ragazzi belli e impossibili, anzi, è alto, allampanato e un po' stempiato, così dolce che riesce a fari sciogliere il cuore.
Raegan è un personaggio da incorniciare: la adoro. Amo il suo sarcasmo, il suo modo di essere very fierce e adoro anche il rapporto che si viene a creare tra lei e Cath.
Anche i personaggi secondari, come Nick e Courtney (la compagna di stanza di Wren), seppur non approfonditi, hanno il loro peso e il loro ruolo nella storia e non sono mai lasciati da parte.
Devo anche aggiungere che Fangirl non è un romanzo dove si ride soltanto, perché sono trattati temi anche più seri, come quello della separazione dei genitori e del conseguente abbandono, del rapporto genitori-figli e di quello tra fratelli.

Insomma, per me un romanzo che deve essere assolutamente letto.
Se non avete ancora deciso quali libri mettere nella vostra valigia per le vacanze, questo è consigliatissimo!


Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti e mezzo!

venerdì 13 giugno 2014

Into Jane Austen's World #6: Recensione di "Morte a Pemberley" - P.D. James


Cari visitatori della Tana,
era da un po' di tempo che non pubblicavo un post per questa rubrica, un po' per mancanza d'ispirazione, un po' perché non ho trovato nulla di molto austeniano da proporvi.
Quando sono stata a Londra, però, avevo comprato un romanzo di P.D. James, Death comes to Pemberley, e tra una lettura e l'altra l'avevo quasi dimenticato, finché la settimana scorsa, sistemando uno dei miei contenitori pieni di libri, non l'ho ritrovato.
Ecco quindi che ho deciso di leggerlo, finalmente, e oggi ve lo recensisco.

Il romanzo nell'edizione inglese è edito da Faber & Faber nella collana Crime, le pagine sono 452 e il prezzo è di circa € 9.
Per quanto riguarda l'edizione italiana, invece, il romanzo è edito da Mondadori e la versione in brossura costa € 10.




TRAMA
Inghilterra, 1803. Sono passati sei anni da quando Elizabeth e Darcy hanno iniziato la loro vita insieme nella splendida tenuta di Pemberley. Elizabeth è felice del suo ruolo di padrona di casa ed è madre di due bellissimi bambini. La sorella maggiore Jane, cui lei è legatissima, vive nelle vicinanze insieme al marito Charles, vecchio amico di Darcy, e il suo adorato padre, Mr Bennet, va spesso a farle visita. Ma in una fredda e piovosa serata d'ottobre, mentre fervono gli ultimi preparativi per il grande ballo d'autunno che si terrà il giorno successivo, l'universo tranquillo e ordinato di Pemberley viene scosso all'improvviso dalla comparsa di Lydia, la sorella minore di Elizabeth e Jane. In preda a una crisi isterica la giovane donna urla che suo marito, l'ambiguo e disonesto Wickham, non gradito a Pemberley per la sua condotta immorale, è appena stato ucciso proprio lì, nel bosco della tenuta. Di colpo, l'ombra pesante e cupa del delitto offusca l'eleganza e l'armonia di Pemberley, e i protagonisti si ritrovano loro malgrado coinvolti in una vicenda dai contorni drammatici.




LA MIA OPINIONE

Avendo letto la serie di Carrie Bebris dei misteri di Mr. e Mrs. Darcy, un po' mi ero abituata a leggere dei coniugi Darcy nei panni di investigatori, ma dato che non avevo letto ancora nulla di P.D. James (nonostante mia madre sia una grande appassionata dei suoi libri), non sapevo davvero cosa aspettarmi.


Il giallo che ha imbastito l'autrice inglese vede Elizabeth e Mr. Darcy alle prese con un delitto consumatosi proprio nel bosco di Pemberley, durante una burrascosa notte d'autunno.
Quando Lydia Wickham arriva alla porta della sorella, nel bel mezzo della notte è sconvolta, agitata, e continua a ripetere che il marito, George Wickham, è stato ucciso nel bosco.
Senza indugiare, Mr. Darcy, insieme al colonnello Fitzwilliam e all'avvocato Alveston, si mettono all'opera per organizzare la ricerca di Wickham e del capitano Martin Denny, che si scopre essersi addentrato nel bosco insieme a lui.
Per quanto faticose, le ricerche danno i loro frutti, e ben presto i tre uomini ritrovano Wickham, chino sul corpo senza vita del capitano Denny, che ammette immediatamente di essere la causa della morte del suo unico amico.
Da quel momento incombe su Pemberley l'ombra di uno scandalo, aggravato dai rapporti da sempre tesi tra Wickham e Darcy,e tutti gli abitanti della maestosa residenza si ritrovano, volenti o nolenti, coinvolti nelle indagini.


Conoscendo l'altissima opinione che mia madre ha di questa autrice e avendo io già di mio delle aspettative altissime, dato che in questo romanzo sono ripresi dei personaggi "sacri" del mondo austeniano, devo dire che alla fine, mi sono ritrovata un po' delusa.
Mi spiego subito.
Il romanzo è scritto indubbiamente bene, ma ci sono una serie di alti e bassi nella tensione narrativa che, secondo me, lo penalizzano molto.
C'è un inizio sicuramente pieno di tensione, data la scoperta dell'omicidio, ma nella fase delle indagini, che dovrebbe essere quella più interessante e poi soprattutto sul finale, non c'è quel climax, quell'emozione che, in un giallo, dovrebbe portare la scoperta della verità.
Certo, il delitto e ben costruito e io per prima non avevo il minimo sospetto sull'assassino, ma il problema è il modo in cui l'autrice l'ha reso tra le pagine del romanzo, che secondo me non è stato efficace.
Ma tralasciando l'aspetto del delitto in sé e per sé, devo dire che la James ha saputo riprendere bene i personaggi austeniani, in particolar modo Darcy, che in questo romanzo diventa protagonista, impegnato nelle indagini ma soprattutto impegnato a proteggere la sua famiglia. Questo personaggio acquista spessore senza perdere quelle caratteristiche che tutti noi abbiamo apprezzato in Orgoglio e Pregiudizio.
Un ruolo più marginale è riservato ad Elizabeth, che perde un po' della vivacità e della vérve che aveva nel romanzo austeniano, ma solo per maturare. Elizabeth è ormai moglie e mamma, sicuramente più pacata, ma per il resto è rimasta la solita, cara Lizzie.
Mi aspettavo di vederli entrambi nei panni di investigatori (qui lo ammetto, mi sono lasciata trascinare u po' troppo da quello che avevo già letto nei libri della Bebris), ma in realtà entrambi sono molto più preoccupati di mantenere unita la famiglia ed evitare lo scandalo in questo momento di difficoltà per Pemberley, anche se si impegnano, nel loro piccolo, nella ricerca della verità sull'omicidio. 
E per la serie "il lupo perde il pelo ma non il vizio", abbiamo Wickham, che personalmente mi aspettavo un po' cambiato, forse più maturo, con la testa sulle spalle, ma anche lui è rimasto il solito, vecchio Wickham. Viene sicuramente ripreso molto bene, e ho trovato originale l'idea di coinvolgerlo di nuovo in questo modo nella vita dei Darcy.

Nel complesso Morte a Pemberley è un romanzo che mi ha soddisfatta dal punto di vista "austeniano", per quanto riguarda i personaggi, lo stile e l'ambientazione, ma molto di meno per quanto riguarda il giallo.


Il mio voto per questo romanzo è tre riccetti!