Cari visitatori della Tana,
qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post molto interessante di Amaranth, che parlava di fiere del libro, che potete leggere QUI. Il suo parlare di fiere ha fatto nascere spontanea una riflessione sul tema, che oggi voglio condividere con voi.
| Salone del Libro - Torino |
È noto ai più, ormai, che in Italia si legge sempre meno. Triste a dirsi, ma terribilmente vero.
Gli ultimi dati Istat in materia non sono affatto confortanti, e segnano un calo dal 42% al 40,5% tra i lettori. Considerando che in Italia siamo in 60 milioni, significa che la maggioranza della popolazione non legge.
Inoltre, tra i lettori stessi, solo il 15% legge più di dieci libri all'anno.
Insomma, distinguerci dalla massa di chi legge poco o niente, in un panorama del genere, sembra proprio essere un privilegio.
C'è però un altro dato che bisogna osservare: mentre il numero dei lettori è in calo, è in crescita quello delle fiere del libro.
A parte grandi e storici eventi come il Salone del Libro a Torino, o tutte le fiere di Milano (con Tempo di Libri ormai credo siano arrivati a cinque fiere del libro annuali), da Aosta a Palermo sparse sulla nostra penisola, isole maggiori e isolette si aggirano un corposo numero di fiere e festival dedicate ai libri.
Anche adesso, in fase di documentazione per questo post, ne ho scoperti alcuni di cui non avevo ancora sentito parlare.
A questo punto bisogna chiedersi perché tante fiere del libro in un Paese dove i lettori sono sempre di meno?
Bella domanda. Dal canto mio, cercherò di rispondere come posso.
Penso, prima di tutto, che le fiere del libro siano un importante momento di cultura.
Lasciamo da parte per un attimo l'interesse degli editori a vendere le proprie pubblicazioni (importante fattore che porta indubbiamente all'organizzazione di una fiera) e l'analisi sulla qualità delle stesse e proviamo a guardare alle fiere come ad un posto dove si fa cultura e dove questa viene in qualche modo diffusa.
E qui per cultura non intendo il contenuto di un romanzo o la presentazione di un autore, ma la cultura della lettura stessa.
Da questo punto di vista ne abbiamo bisogno sicuramente noi lettori, perché noi che siamo innatamente portati per dedicare parte del nostro tempo ai libri abbiamo bisogno di coltivare la nostra passione. Scoprire nuove storie, nuovi romanzi, nuovi editori è un momento molto importante di arricchimento per un lettore, anche adesso che viviamo nel pieno dell'epoca di internet e le informazioni sui libri sono reperibili molto facilmente.
Anche chi non legge o legge poco, però, ha bisogno delle fiere del libro, secondo me, perché proprio la fiera può essere un momento di scoperta, il momento determinante che può convincere queste persone a cominciare a leggere o a leggere di più.
L'anno scorso, durante una pausa tra un evento e l'altro del Salone del Libro, mi sono ritrovata
davanti ad una scolaresca delle medie in piena pausa pranzo. Quello che mi ha colpita di questa massa di undici-tredicenni, è che tutti loro avevano comprato almeno un libro, e tutti libri di generi diversi. Potavano pacchetti con i loghi degli editori più disparati, ma tutti ne avevano almeno uno.
Da quest'immagine, che mi è tornata in mente quando ho avuto l'attimo di ispirazione per scrivere questo post, ho dedotto che la letteratura è così bella e così varia che davvero, fatico a credere che i non lettori o chi legge poco possa addurre come scusa che non trova nulla da leggere che incontri i suoi gusti.
| Una Marina di Libri - Palermo |
Al fattore culturale che è centrale in una fiera, però, è inevitabile aggiungerne un altro: quello che Amaranth, nel suo articolo, chiama l'effetto-fiera: immancabile mix di emozioni e aspettative che sono legate all'evento. Questo è qualcosa che solo chi aspetta di partecipare e poi vive la fiera può capire, e che non è assolutamente da sottovalutare.
Per chi ama i libri, la fiera è sperata, attesa, amata già settimane prima dell'inizio dell'evento, quindi potete immaginare cosa succede emotivamente ad un letture durante la fiera.
E ovviamente l'effetto-fiera non è legato soltanto alle previsioni di shopping compulsivo che coglie il lettore, ma anche a tutti gli eventi che si svolgono nel corso della fiera.
E sono proprio gli eventi il motore trainante delle fiere: presentazioni, incontri con gli autori, dibattiti, incontri per i professionisti del settore, che servono a capire il mondo dei libri nel suo complesso, acquistare altri punti di vista, discutere. In una sola parola, gli eventi alle fiere del libro ci arricchiscono.
E tornando all'inizio della mia considerazione, gli eventi possono proprio essere la chiave che apre o riapre il cuore delle persone che non leggono, perché sicuramente non lo farà la sola esposizione.
In conclusione, le fiere del libro nella mia considerazione sono e continueranno per lungo tempo ad essere importanti, piccole isole felici dove si fa cultura, dove si scoprono libri e autori, e dove inevitabilmente si finisce per conoscere altri lettori e fare amicizia (aspetto che non posso assolutamente tralasciare, visto che l'ho vissuto proprio in prima persona).
Quindi, se alla fine di questo post posso darvi un consiglio, è quello di partecipare alle fiere del libro. E di trascinare con voi più persone possibili!
Alla prossima.






















