Cari visitatori della Tana,
credo proprio di essermi inventata una nuova rubrica quest'oggi
Da un po' di tempo mi frullava nella testa l'idea di una rubrica dedicata ad alcuni dei miei autori preferiti e ho avuto l'occasione di sviluppare questo primo appuntamento grazie a Martina e Venera, due amiche che hanno contribuito in maniera determinante a questo post.
Vi ho detto che un paio di settimane fa sono stata a Roma e proprio il giorno prima che arrivassi, il 23 Gennaio, Donato Carrisi ha presentato il suo ultimo libro, Il cacciatore del buio, in una libreria romana. Inutile dire che mi sarei mangiata le mani perché incontrarlo sarebbe stato un grande piacere, ma ho avuto la possibilità di sguinzagliare le mie due inviate speciali, che essendo anche loro fan di questo autore, non si sono lasciate sfuggire l'occasione di assistere alla presentazione e hanno registrato per me l'intervista, di cui oggi vi riproporrò qualche estratto, visto che non si parla solo de Il cacciatore del buio, ma dei romanzi di questo autore in generale.
Ma prima di cominciare, ecco chi è Donato Carrisi:
Nato in Puglia ma ormai da molti anni a Roma, Donato Carrisi si è laureato in Giurisprudenza e dopo essersi specializzato in criminologia e scienze del comportamento ha cominciato a lavorare come sceneggiatore per la TV ed il cinema.
Nel 2009 ha esordito con Il suggeritore, edito da Longanesi.
E' inoltre una delle firme del Corriere della Sera e dal 2014 conduce il programma Rai Il sesto senso.
Bibliografia (cliccando sui titoli troverete le mie recensioni)
Serie di Mila Vasquez
- Il suggeritore, Longanesi, 2009
- L'ipotesi del male, Longanesi, 2013
Serie di Marcus e Sandra
- Il tribunale delle anime, Longanesi, 2011
- Il cacciatore del buio, Longanesi, 2014
Altri romanzi
- La donna dei fiori di carta, Longanesi, 2012
Focus
L'intervista, condotta dalla giornalista Rai Carola Carulli, ha riguardato innanzitutto Il cacciatore del buio. Quando all'autore è stato chiesto come ha proceduto per la stesura del romanzo e soprattutto per la caratterizzazione del personaggio di Sandra Vega, fotorilevatrice della Polizia Scientifica che dice di "fotografare il vuoto", lui ha risposto:
"Per scrivere questo libro mi sono servito di una serie di consulenze. E' questa la parte più divertente: andare in giro a cercare la storia. Quando sentite gli scrittori che dicono: "Io mi metto davanti al computer la mattina alle sette e per cinque, sei ore scrivo ininterrottamente" o "Scrivo tutti i giorni, sono disciplinatissimo", non è vero. Gli scrittori devono andare in giro per il mondo a caccia di storie. Non c'è questa disciplina, non c'è lo scrittore che si mette con i pugnetti sulle tempie e tira fuori la storia.
In questi anni mi è capitato di incontrare una serie di personaggi, di cui uno estremamente affascinante, un fotorilevatore di Milano e che mi ha raccontato questo mestiere quasi sconosciuto. Noi siamo abituati a vedere sulle scene del crimine quelli che scattano le foto che in realtà sono figure minori della polizia scientifica, ma sono figure essenziali perché sono i primi ad arrivare sulla scena del crimine. Dopo il medico legale arriva il fotorilevatore, che immortala la scena, la congela. Che significa? Che una volta congelata la scena, vengono fuori una serie di dettagli che a occhio nudo non si noterebbero perché ovviamente quando un poliziotto interviene sulla scena del crimine è coinvolto emotivamente, anche se ha visto molte scene del crimine, molti cadaveri. Questo coinvolgimento impedisce al poliziotto di vedere alcuni dettagli che possono essere però essenziali alla soluzione del caso.
[...]
Tutti noi pensiamo di essere un po' abituati al male, ma non è vero.
L'approccio ad una scena del crimine è prima di tutto olfattivo ed è una cosa che nessuno può trasmettere attraverso il cinema o la letteratura. Ma non pensate ad odori tremendi. Questo fotorilevatore di Milano mi ha raccontato una sua esperienza, che io ho raccontato ne Il tribunale delle anime. Lui era intervenuto su una scena del crimine in un appartamento alla periferia di Milano. Entrando ha sentito l'odore dell'appartamento, pur non sapendo ancora cosa fosse successo in quella casa. L'odore di un appartamento è unico, è quello che noi ci portiamo addosso, che gli altri sentono ma a cui noi siamo abituati e magari ce lo portiamo addosso quando traslochiamo. E' un odore tipico ed è un odore vivo.
Questo fotorilevatore notò subito un dettaglio, un dettaglio che poteva essere marginale, ma dato che era stato commesso un crimine poteva essere rilevante. C'era un albero di Natale in quella casa, ma era Ottobre, e quel dettaglio ha fatto capire al fotorilevatore che in quella casa c'era un bambino che aveva impedito ai genitori di togliere gli addobbi. I genitori avranno sicuramente pensato che prima o poi il bimbo si sarebbe stancato dell'albero, ma quell'albero aveva superato l'estate ed era rimasto lì fino ad Ottobre.
Il fotorilevaore ha capito che in quella casa si era consumato un dramma che aveva coinvolto un bambino e si trattava di un padre che aveva ucciso moglie e figlio all'ora di colazione."
"C'è una cosa che io bandisco dai miei libri: la violenza. La violenza è pornografia, non mi piace raccontarla ma non c'è neanche bisogno di raccontarla.
Non c'è bisogno di raccontare il corpo di un bambino e di una madre riversi sul pavimento della cucina in una pozza di sangue. E' sufficiente raccontare il contorno, per fare emergere il sentimento, la paura. E' sufficiente raccontare la moka che continua a sobbolire sul gas, il televisore che continua a trasmettere i cartoni animati, quasi impietosamente, per un bambino che è morto. E' sufficiente raccontare un frigo che continua a preservare una vita artificiale per una vita che non c'è più.
La paura così si compone attraverso altri elementi, senza la necessità di raccontare la violenza.
E' questo il vuoto che devono cercare i fotorilevatori, quello che c'è dietro la violenza e che ad occhio nudo non si vede. Solo una macchina fotografica può rilevarlo.
Questa esperienza domestica ci racconta che il male era lì e covava da qualche parte in quella casa e probabilmente questa incubazione è durata per mesi prima che esplodesse nella violenza di quella mattina.
Non esistono i raptus, sono solo un'invenzione giornalistica.
Magari l'assassino non è consapevole di essere un assassino ma vi assicuro che l'idea della morte ha già contagiato tutto quello che gli sta intorno.
E' come se l'assassino avesse preparato l'atto finale: premere il grilletto o impugnare il coltello è soltanto l'ultimo atto di questo processo.
La seconda domanda dell'intervistatrice ha riguardato l'ambientazione dei romanzi della serie di Marcus e Sandra, una Roma bellissima ma in qualche modo anche crudele e in particolar modo il Colosseo, che ha un significato particolare.
Io volevo che Roma fosse un personaggio del romanzo.
Volevo raccontare Roma e dare al lettore l'impressione che a raccontarla fosse uno straniero, non un italiano, quindi mi sono anche un po' distaccato da questa città che amo profondamente. [...]
Come dice padre Jonathan, il penitenziere che ha ispirato queste storie, a Roma da secoli si combatte una guerra tra bene e male. Roma è la città simbolo dei satanisti e qui c'è il simbolo dei satanisti.
I satanisti per riconoscersi usano l'espressione Colis eum? (Lo adori?). Questa espressione ricorda il Colosseo, monumento simbolo di Roma.
Il Colosseo è un luogo di morte, in cui esseri umani venivano trucidati dal altri esseri umani per il divertimento di altri esseri umani, che accorrevano per godere di questo spettacolo di morte. Dovremmo scappare da questo luogo di morte, invece ci andiamo in vacanza, le giovani coppie di sposi o i bambini si lasciano ritrarre proprio lì. [...]
Perché abbiamo dimenticato che il Colosseo è un luogo di morte terrificante?
Perché il male diventa dimenticabile e questa è la forza dei satanisti. [...]
Partiamo da un punto: il diavolo è un'invenzione medievale, non esiste alle origini della religione cristiana. Tutto poi è stato rielaborato alla luce di questa invenzione nella religione cattolica, ma pensate alla più famosa preghiera di questa religione, il Padre Nostro, e alla sua chiusura: non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Il dio che dovrebbe liberarci dal male è anche quello che ci induce in tentazione?
Nelle altre grandi religioni monoteiste, Dio è sia buono che cattivo. Javeh e Allah puniscono, non sono soltanto compassionevoli, ma ad un certo punto per i cattolici Dio doveva essere soltanto buono ed ecco perché nel Medioevo gli è stato creato un alterego, Satana. [...]
Nel Medioevo Satana era rappresentato con delle sembianze antropomorfe, metà uomo e metà caprone, ma quali sono le sembianze di Satana oggi?
Oggi è rappresentato come Dio nell'iconografia sacra, un uomo anziano, con la barba bianca. Ha tolto la scena al figlio di Dio nel giorno più importante per i cristiani ed è vestito di rosso: Babbo Natale.
Babbo Natale ha tolto la scena a Gesù nel giorno di Natale e mutua lo stesso suo messaggio: lasciate che i bambini vengano a me.
Ma c'è un altro messaggio del cristianeimo da prendere in considerazione: se sarai buono avrai la vita eterna. Ma si tratta di una promessa procrastinata a tempo indeterminato, mentre Babbo Natale promette dei doni per adesso, se si è buoni.
Satana non ci chiede più di essere cattivi, ma di essere buoni per lui."
