Visualizzazione post con etichetta il tribunale delle anime. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il tribunale delle anime. Mostra tutti i post

lunedì 9 febbraio 2015

Focus on #1: Donato Carrisi {+ resoconto di un incontro indiretto con l'autore}



Cari visitatori della Tana,
credo proprio di essermi inventata una nuova rubrica quest'oggi

Da un po' di tempo mi frullava nella testa l'idea di una rubrica dedicata ad alcuni dei miei autori preferiti e ho avuto l'occasione di sviluppare questo primo appuntamento grazie a Martina e Venera, due amiche che hanno contribuito in maniera determinante a questo post.


Vi ho detto che un paio di settimane fa sono stata a Roma e proprio il giorno prima che arrivassi, il 23 Gennaio, Donato Carrisi ha presentato il suo ultimo libro, Il cacciatore del buio, in una libreria romana. Inutile dire che mi sarei mangiata le mani perché incontrarlo sarebbe stato un grande piacere, ma ho avuto la possibilità di sguinzagliare le mie due inviate speciali, che essendo anche loro fan di questo autore, non si sono lasciate sfuggire l'occasione di assistere alla presentazione e hanno registrato per me l'intervista, di cui oggi vi riproporrò qualche estratto, visto che non si parla solo de Il cacciatore del buio, ma dei romanzi di questo autore in generale.


Ma prima di cominciare, ecco chi è Donato Carrisi:



Nato in Puglia ma ormai da molti anni a Roma, Donato Carrisi si è laureato in Giurisprudenza e dopo essersi specializzato in criminologia e scienze del comportamento ha cominciato a  lavorare come sceneggiatore per la TV ed il cinema.

Nel 2009 ha esordito con Il suggeritore, edito da Longanesi. 
E' inoltre una delle firme del Corriere della Sera e dal 2014 conduce il programma Rai Il sesto senso.



Bibliografia (cliccando sui titoli troverete le mie recensioni)


Serie di Mila Vasquez
Serie di Marcus e Sandra
Altri romanzi
  • La donna dei fiori di carta, Longanesi,  2012

Focus

L'intervista, condotta dalla giornalista Rai Carola Carulli, ha riguardato innanzitutto Il cacciatore del buio. Quando all'autore è stato chiesto come ha proceduto per la stesura del romanzo e soprattutto per la caratterizzazione del personaggio di Sandra Vega, fotorilevatrice della Polizia Scientifica che dice di "fotografare il vuoto", lui ha risposto

"Per scrivere questo libro mi sono servito di una serie di consulenze. E' questa la parte più divertente: andare in giro a cercare la storia. Quando sentite gli scrittori che dicono: "Io mi metto davanti al computer la mattina alle sette e per cinque, sei ore scrivo ininterrottamente" o "Scrivo tutti i giorni, sono disciplinatissimo", non è vero. Gli scrittori devono andare in giro per il mondo a caccia di storie. Non c'è questa disciplina, non c'è lo scrittore che si mette con i pugnetti sulle tempie e tira fuori la storia. 


In questi anni mi è capitato di incontrare una serie di personaggi, di cui uno estremamente affascinante, un fotorilevatore di Milano e che mi ha raccontato questo mestiere quasi sconosciuto. Noi siamo abituati a vedere sulle scene del crimine quelli che scattano le foto che in realtà sono figure minori della polizia scientifica, ma sono figure essenziali perché sono i primi ad arrivare sulla scena del crimine. Dopo il medico legale arriva il fotorilevatore, che immortala la scena, la congela. Che significa? Che una volta congelata la scena, vengono fuori una serie di dettagli che a occhio nudo non si noterebbero perché ovviamente quando un poliziotto interviene sulla scena del crimine è coinvolto emotivamente, anche se ha visto molte scene del crimine, molti cadaveri. Questo coinvolgimento impedisce al poliziotto di vedere alcuni dettagli che possono essere però essenziali alla soluzione del caso.
[...]

Tutti noi pensiamo di essere un po' abituati al male, ma non è vero.

L'approccio ad una scena del crimine è prima di tutto olfattivo ed è una cosa che nessuno può trasmettere attraverso il cinema o la letteratura. Ma non pensate ad odori tremendi. Questo fotorilevatore di Milano mi ha raccontato una sua esperienza, che io ho raccontato ne Il tribunale delle anime.  Lui era intervenuto su una scena del crimine in un appartamento alla periferia di Milano. Entrando ha sentito l'odore dell'appartamento, pur non sapendo ancora cosa fosse successo in quella casa. L'odore di un appartamento è unico, è quello che noi ci portiamo addosso, che gli altri sentono ma a cui noi siamo abituati e magari ce lo portiamo addosso quando traslochiamo. E' un odore tipico ed è un odore vivo. 
Questo fotorilevatore notò subito un dettaglio, un dettaglio che poteva essere marginale, ma dato che era stato commesso un crimine poteva essere rilevante. C'era un albero di Natale in quella casa, ma era Ottobre, e quel dettaglio ha fatto capire al fotorilevatore che in quella casa c'era un bambino che aveva impedito ai genitori di togliere gli addobbi. I genitori avranno sicuramente pensato che prima o poi il bimbo si sarebbe stancato dell'albero, ma quell'albero aveva superato l'estate ed era rimasto lì fino ad Ottobre. 
Il fotorilevaore ha capito che in quella casa si era consumato un dramma che aveva coinvolto un bambino e si trattava di un padre che aveva ucciso moglie e figlio all'ora di colazione."

"C'è una cosa che io bandisco dai miei libri: la violenza. La violenza è pornografia, non mi piace raccontarla ma non c'è neanche bisogno di raccontarla. 
Non c'è bisogno di raccontare il corpo di un bambino e di una madre riversi sul pavimento della cucina in una pozza di sangue. E' sufficiente raccontare il contorno, per fare emergere il sentimento, la paura. E' sufficiente raccontare la moka che continua a sobbolire sul gas, il televisore che continua a trasmettere i cartoni animati, quasi impietosamente, per un bambino che è morto. E' sufficiente raccontare un frigo che continua a preservare una vita artificiale per una vita che non c'è più.
La paura così si compone attraverso altri elementi, senza la necessità di raccontare la violenza.
E' questo il vuoto che devono cercare i fotorilevatori, quello che c'è dietro la violenza e che ad occhio nudo non si vede. Solo una macchina fotografica può rilevarlo.
Questa esperienza domestica ci racconta che il male era lì  e covava da qualche parte in quella casa e probabilmente questa incubazione è durata per mesi prima che esplodesse nella violenza di quella mattina. 
Non esistono i raptus, sono solo un'invenzione giornalistica. 
Magari l'assassino non è consapevole di essere un assassino ma vi assicuro che l'idea della morte ha già contagiato tutto quello che gli sta intorno.
E' come se l'assassino avesse preparato l'atto finale: premere il grilletto o impugnare il coltello è soltanto l'ultimo atto di questo processo.

La seconda domanda dell'intervistatrice ha riguardato l'ambientazione dei romanzi della serie di Marcus e Sandra, una Roma bellissima ma in qualche modo anche crudele e in particolar modo il Colosseo, che ha un significato particolare.

Io volevo che Roma fosse un personaggio del romanzo.
Volevo raccontare Roma e dare al lettore l'impressione che a raccontarla fosse uno straniero, non un italiano, quindi mi sono anche un po' distaccato da questa città che amo profondamente. [...]
Come dice padre Jonathan, il penitenziere che ha ispirato queste storie, a Roma da secoli si combatte una guerra tra bene e male. Roma è la città simbolo dei satanisti e qui c'è il simbolo dei satanisti.
I satanisti per riconoscersi usano l'espressione Colis eum? (Lo adori?). Questa espressione ricorda il Colosseo, monumento simbolo di Roma.
Il Colosseo è un luogo di morte, in cui esseri umani venivano trucidati dal altri esseri umani per il divertimento di altri esseri umani, che accorrevano per godere di questo spettacolo di morte. Dovremmo scappare da questo luogo di morte, invece ci andiamo in vacanza, le giovani coppie di sposi o i bambini si lasciano ritrarre proprio lì. [...]
Perché abbiamo dimenticato che il Colosseo è un luogo di morte terrificante? 
Perché il male diventa dimenticabile e questa è la forza dei satanisti. [...]
Partiamo da un punto: il diavolo è un'invenzione medievale, non esiste alle origini della religione cristiana. Tutto poi è stato rielaborato alla luce di questa invenzione nella religione cattolica, ma pensate alla più famosa preghiera di questa religione, il Padre Nostro, e alla sua chiusura: non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Il dio che dovrebbe liberarci dal male è anche quello che ci induce in tentazione?
Nelle altre grandi religioni monoteiste, Dio è sia buono che cattivo. Javeh e Allah puniscono, non sono soltanto compassionevoli, ma ad un certo punto per i cattolici Dio doveva essere soltanto buono ed ecco perché nel Medioevo gli è stato creato un alterego, Satana. [...]
Nel Medioevo Satana era rappresentato con delle sembianze antropomorfe, metà uomo e metà caprone, ma quali sono le sembianze di Satana oggi?
Oggi è rappresentato come Dio nell'iconografia sacra, un uomo anziano, con la barba bianca. Ha tolto la scena al figlio di Dio nel giorno più importante per i cristiani ed è vestito di rosso: Babbo Natale.
Babbo Natale ha tolto la scena a Gesù nel giorno di Natale e mutua lo stesso suo messaggio: lasciate che i bambini vengano a me.
Ma c'è un altro messaggio del cristianeimo da prendere in considerazione: se sarai buono avrai la vita eterna. Ma si tratta di una promessa procrastinata a tempo indeterminato, mentre Babbo Natale promette dei doni per adesso, se si è buoni.
Satana non ci chiede più di essere cattivi, ma di essere buoni per lui."


venerdì 24 ottobre 2014

Recensione di "Il tribunale delle anime" - Donato Carrisi

Cari visitatori della Tana,
è tempo di una nuova recensione!
Come sapete di recente è uscito Il cacciatore del buio di Donato Carrisi, romanzo di cui ho atteso l'uscita per leggere il suo predecessore, ossia Il tribunale delle anime.
Come sapete conoscevo già Carrisi per via di Il suggeritore e L'ipotesi del male, entrambi romanzi che ho amato molto e avevo della grandi aspettative anche su il trubunale delle anime.


Il romanzo è uscito per Longanesi nel 2011. Le pagine sono 462 ed il prezzo dell'edizione in copertina flessibile è di € 13, ma lo scorso anno è stato pubblicato anche in edizione TEA a € 5.

TRAMA
Roma è battuta da una pioggia incessante. In un antico caffè, vicino a piazza Navona, due uomini esaminano lo stesso dossier. Una ragazza è scomparsa. Forse è stata rapita, ma se è ancora viva non le resta molto tempo. Uno dei due uomini, Clemente, è la guida. L'altro, Marcus, è un cacciatore del buio, addestrato a riconoscere le anomalie, a scovare il male e a svelarne il volto nascosto. Perché c'è un particolare che rende il caso della ragazza scomparsa diverso da ogni altro. Per questo solo lui può salvarla. Ma, sfiorandosi la cicatrice sulla tempia, Marcus è tormentato dai dubbi. Come può riuscire nell'impresa a pochi mesi dall'incidente che gli ha fatto perdere la memoria? Anomalie. Dettagli. Sandra è addestrata a riconoscere i dettagli fuori posto, perché sa che è in essi che si annida la morte. Sandra è una fotorilevatrice della Scientifica e il suo lavoro è fotografare i luoghi in cui è avvenuto un fatto di sangue. Il suo sguardo, filtrato dall'obiettivo, è quello di chi è a caccia di indizi. E di un colpevole. Ma c'è un dettaglio fuori posto anche nella sua vita personale. E la ossessiona. Quando le strade di Marcus e di Sandra si incrociano, portano allo scoperto un mondo segreto e terribile, nascosto nelle pieghe oscure di Roma. Un mondo che risponde a un disegno superiore, tanto perfetto quanto malvagio. Un disegno di morte. Perché quando la giustizia non è più possibile, resta soltanto il perdono. Oppure la vendetta. Questa è la storia di un segreto invisibile...


LA MIA OPINIONE

Sapevo già quando ho letto la trama di questo romanzo che mi sarebbe piaciuto, perché lascia trasparire un intreccio che poteva funzionare meravigliosamente bene o meravigliosamente male. Carrisi è riuscito a far funzionare bene, anzi, più che bene questo intreccio.

Marcus è un uomo dotato di un talento particolare, quello di individuare le "anomalie" in alcuni casi di particolare complessità per contribuire a risolverli. Al momento lavora a Roma sul caso di una ragazza misteriosamente scomparsa dal suo appartamento, le cui porte e finestre però non presentano alcun segno di effrazione, anzi, erano tutte chiuse dall'interno. Sandra Vega è una fotorilevatrice della Polizia Scientifica di Milano, addestrata ad individuare e fotografare ogni dettaglio su una scena del crimine. La sua vita è stata da poco segnata dalla morte del marito, un fotografo che è precipitato da un palazzo in costruzione a Roma, ma che le aveva mentito prima di partire un'ultima volta sulla sua destinazione.
La morte dell'uomo è stata archiviata come incidente, ma Sandra sente che non è così e vuole trovare l'assassino del marito.
E' proprio nella Città Eterna che le strade di Marcus e di Sandra si incrociano, tra omicidi misteriosi e peccati inconfessabili.
A completare il quadro ci sono un killer che assume le identità delle sue vittime, un ex poliziotto divenuto cieco ed un misterioso poliziotto dell'Interpol. Tutti loro nascondono un segreto e Sandra e Marcus stanno per scoprire di cosa si tratta...

In questo romanzo Carrisi si è destreggiato in un intreccio, come vi dicevo, davvero complesso. Sono tanti i fili che si muovono per creare questa storia, che come primo pregio ha il fatto di essere scritta non solo in modo scorrevole, ma anche con un ottimo ritmo narrativo. Carrisi sa come e quando seminare indizi ed inserire colpi di scena, tenendo il lettore sempre sulle spine.
Non ho potuto fare a meno di amare l'ambientazione. Roma è bellissima, imponente, ma anche cupa e misteriosa. Ho apprezzato molto le descrizioni, soprattutto quelle delle chiese che non conoscevo.
Mi è piaciuto anche il filone della storia che riguarda la Penitenzieria e l'archivio dei peccati, un argomento che non conoscevo ma che riesce ad essere molto affascinante anche per chi, come me, ne sapeva poco prima della lettura di questo romanzo, dato che Carrisi ce ne offre una panoramica abbastanza completa. In merito non vi svelo altro perché potrei spoilerare! 
Per quello che riguarda i protagonisti, il più misterioso tra i due è indubbiamente Marcus, che ha alle spalle una storia non solo complessa, ma quai surreale. E' una storia che scopriamo poco alla volta, su un piano narrativo diverso, quello dei flashback che lo riguardano. Anche la sua storyline è complessa e piena di colpi di scena. 
La storia di Sandra è più semplice e sicuramente più realistica, ma proprio alla fine del romanzo troviamo un colpo di cena che ci fa capire proprio come Carrisi abbia sempre un asso nella manica per sorprendere i suoi lettori.
Entrambi i personaggi sono ben disegnati, ma su entrambi diverse domande su di loro sono rimaste senza risposta e spero di poterla trovare ne Il cacciatore del buio.

Nel complesso Il tribunale delle anime è un buon romanzo, che ha soddisfatto le mie aspettative e che si è rivelato molto interessante da leggere.
Se proprio devo trovargli un difetto, direi che sta nel fatto che è un romanzo che non ingrana subito. Ci vuole più di qualche capitolo per entrare nel vivo della vicenda e per avere un quadro generale della situazione.
Resta però un romanzo che vale la pena di leggere, in cui sicuramente non mancano i colpi di scena ed il mistero, che si infittisce pagina dopo pagina!


Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti!