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martedì 25 febbraio 2020

Recensione: "Ah l'amore l'amore" (Rocco Schiavone #9) di Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana,
eccomi finalmente con una nuova rcensione. Oggi voglio parlarvi di Ah l'amore l'amore di Antonio Manzini, ultimo volume della serie del vicequestore Rocco Schiavone.


Ah l'amore l'amore
di Antonio Manzini
Rocco Schiavone #9
Sellerio Editore
335 pagine
€ 15

TRAMA
Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell'errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l'indagine dai corridoi dell'ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo. Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall'ospedale, nelle pieghe della vita della vittima. Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all'intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l'autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant'anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra. E immancabilmente un'ombra, di quell'oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

LA MIA OPINIONE

Rocco Schiavone è ricoverato in ospedale e non vede l'ora di uscire. Dopo aver perso un rene a causa di un proiettile che lo ha colpito nel corso di un conflitto a fuoco, adesso ha un'infezione che lo tiene incatenato lì, aspettando un Capodanno che non vuole nemmeno festeggiare.
Proprio durante il suo ricovero, un paziente che subisce lo stesso intervento, Roberto Sirchia, perde la vita sotto i ferri a causa di una trasfusione sbagliata. Per l'ospedale è uno scandalo e la famiglia Sirchia sembra decisa ad andare fino in fondo pur di avere giustizia.
Schiavone però non può restare a guardare, il suo istinto gli dice che c'è qualcosa che non va nel quadro di questo caso e così, con l'aiuto dei suoi collaboratori e con qualche piccola fuga in Questura, cerca di rimettere in ordine i tasselli di un puzzle che non ha nulla di scontato.

L'avventura numero nove di Rocco Schiavone si presenta sin da subito particolare: il fatto che il vicequestore sia costretto in ospedale rende da subito la dinamica dell'indagine molto diversa.
Da un lato, infatti, Rocco è a stretto contatto con il luogo e le persone che in qualche modo gravitano intorno all'omicidio di Roberto Sirchia, ma dall'altro è anche costretto in ospedale a causa dell'infezione e quindi non può svolgere le indagini con i suoi soliti metodi, ma deve aspettare che si muovano i suoi collaboratori per avere delle risposte che lo aiutino ad inquadrare il caso.
Nel frattempo, oltre che l'indagine, seguiamo come sempre anche la vita personale di alcuni dei personaggi secondari, in questo caso soprattutto quella di Antonio Scipioni, ormai viceispettore, di Ugo Casella e ovviamente di Italo, che ormai conosciamo da un po' più di tempo.
Su Rocco, invece, cè poco di nuovo e proprio per questo, mentre l'indagine è autoconclusiva, per la trama principale questo è un romanzo di transizione, che non chiude gli scenari precedenti, ma anzi, li porta avanti aprendo qualche prospettiva anche nuova.
Il problema, forse, è che qualcuno di questi scenari ormai viene portato avanti da tempo e mettere un punto comincia ad essere necessario.

Nel complesso un giallo interessante per le dinamiche delle indagini, ma che conclude poco sul  fronte della trama principale.


Il mio voto per questo romanzo è di tre riccetti!

lunedì 26 novembre 2018

Recensione di "Fate il vostro gioco" (Rocco Schiavone #7) - Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana, 
finalmente dopo un po' di pausa, oggi vi parlo di Fate il vostro gioco, ultimo romanzo di Antonio Manzini nella serie di Rocco Schiavone.

Il libro è uscito per Sellerio lo scorso 11 Ottobre e conta 391 pagine. Il prezzo è di € 15 per il cartaceo, mentre l'ebook costa € 9,99. Potete acquistarlo su Amazon a questo link.

TRAMA
Rocco è a terra, tradito da Caterina che ha lasciato la questura di Aosta, abbandonato dagli amici, anima in pena si aggira per la città con la sola voglia di rapporti carnali e privi di senso. Si complica anche il suo legame quasi paterno con l’adolescente suo vicino di casa, Gabriele, perché nella storia irrompe finalmente la madre, Cecilia, un personaggio fragile, buio, contraddittorio. Questa volta il vicequestore Schiavone deve vedersela con una storia di ludopatia, di avidità. Andando su e giù da Aosta al casinò di Saint-Vincent distante una manciata di chilometri si scontra con le incongruenze di uno Stato che lucra sul fallimento di famiglie trascinate nel fondo del barile dal demone del gioco d’azzardo. Nonostante la complessità dell’indagine Rocco non dimentica e cerca di ricucire i rapporti coi suoi amici romani: Sebastiano è ai domiciliari, Furio e Brizio a malapena gli rivolgono la parola. Ma l’impresa è resa più difficile perché l’ombra di Enzo Baiocchi, catturato dalla polizia e diventato ormai un pentito, si allunga ancora sulla vita del vicequestore. Le sorprese che il destino ha in serbo per Schiavone non sono finite e le domande cui dare una risposta sono tante: che fine ha fatto Caterina? Per chi lavorava? E perché la procura riprende a indagare sulla morte di Luigi Baiocchi?

LA MIA OPINIONE
Rocco non potrebbe stare peggio.
Tradito da Caterina, che considerava il suo braccio destro e della quale si era seriamente infatuato e abbandonato dai suoi amici dopo l'arresto di Sebastiano, sembra che questa volta abbia toccato di nuovo il fondo.
Il vicequestore, però, non può lasciarsi trasciare dagli eventi. Da risolvere c'è un omicidio, una nuova rottura di decimo livello, legato all'ambiente del casinò di Saint-Vincent.
Per scoprire colpevole e movente, Rocco dovrà addentrarsi non solo nel mondo del gioco d'azzardo, ma anche in quello della ludopatia, che inghiotte le persone in una spirale dalla quale, potrà verificare con i suoi occhi, è difficilissimo uscire.
È propro così che inaspettatamente conosce Cecilia Porta, la madre del suo giovanissimo vicino di casa, Gabriele, con il quale ormai ha un rapporto quasi paterno. La donna, piena di debiti perché dipendente dal gioco, sembra la principale indiziata per l'omicidio su cui sta indagando Rocco, ma la verità è molto più complessa...

Non mi stancherei mai di leggere i romanzi di questa serie. Credo di averlo già scritto in più di una recensione, perché è davvero così. Le storie, le indagini di Rocco, non smettono mai di interessarmi.
Manzini infatti sa esplorare l'animo umano in modo non superficiale né banale, sviscerando gli istinti più nascosti, i vizi, i segreti che non possono essere rivelati e affibbiandoli a personaggi che sono credibili, umani.
In questo romanzo lo vediamo in particolar modo con Cecilia e Italo, che rischiano di affogare nei debiti di gioco ma che continuano comunque a giocare, a ricadere nell'abitudine per sfidare la fortuna.

Ma soprattutto quallo che rende unici questi romanzi è Rocco, che si scopre capace di rimanere a galla nonostante i pesi che lo vogliono affondare, che non sono pochi. Il tradimento di Caterina lo ha segnato profondamente, perché raramente si fida delle persone e scoprire che questa volta ha sbagliato del tutto gli fa male. Dall'altra parte gli fa ancora più male sapere che i suoi amici non si fidano più di lui, in primis Sebastiano, che sconta i domiciliari confinato nel suo appartamento.
Dall'arresto, nemmeno Furio e Brizio gli parlano molto e di certo non si fidano più di lui come prima.
E poi c'è Baiocchi, che ha deciso di ultimare la sua vendetta contro Rocco rivelando alcune notizie non da poco su un passato che non sembra più così lontano.
In questa situazione Rocco è sicuramente segnato, appesantito, stanco. A tenerlo a galla, paradossalmente, sono il suo lavoro ed il rapporto con Gabriele, due cose che di solito gli stanno sullo stomaco ma che in questo frangente sono la sua ancora.
I pesi da portere, però, stanno diventando troppi e spero che nei prossimi romanzi della serie Rocco si possa finalmente liberare almeno di qualcuno di questi.

E ancora una volta non posso che consigliarvi questa serie e se l'avente già cominciata e siete dei fan di Rocco, ovviamente anche questo romanzo. Schiavone non vi deluderà.


Il mio voto per questo romanzo è di quattro riccetti e mezzo!

giovedì 1 novembre 2018

Recensione di "7-7-2007" - Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana,
oggi, a distanza di qualche settimana dalla lettura, vi parlo di 7-7-2007, romanzo prequel della serie di Rocco Schiavone.

Il romanzo è uscito per Sellerio nel 2016 e conta 369 pagine. Il prezzo è di € 14 per il cartaceo, mentre l'ebook costa € 9,99. Potete acquistare il libro su Amazon a questo link.

Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto.
Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell'esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato. Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i "conti sporchi" di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell'assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c'è sangue sul cadavere. Adesso, l'animale da fiuto che c'è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce "del figlio di puttana".

LA MIA OPINIONE
Rocco Schiavone doveva morire.
Doveva morire al posto dell'amica Adele, assassinata nel suo letto da Enzo Baiocchi.
Doveva morire al posto di Marina, sua moglie, quel 7 Luglio del 2007, per mano di Luigi Baiocchi.
I due omicidi sono legati indissolubilmente ed in questo romanzo, Rocco deve scavare nella memoria per raccontare al questore Costa e al pm Baldi la storia che li collega, rivivendo tutta la serie di eventi che ha portato all'omicidio della moglie.
In un'estate romana contrassegnata da un caldo tropicale, Rocco si ritrova tra le mani il caso di un omicidio brutale, quello del giovane Giovanni Ferri, ritrovato in una cava. A qualche giorno di distanza, un coetaneo, Matteo Livolsi, viene ucciso con le stesse modalità.
In un intreccio fatto di omicidi, spaccio di droga e criminali senza pietà, Rocco deve risolvere un caso complesso, che lo porta a scoperchiare un vaso di Pandora del quale non si riesce a scorgere il fondo.

Pur essendo questo un romanzo prequel, è necessario leggerlo dopo gli eventi raccontati in Era di Maggio. Soltanto conoscendo ciò che è successo nella vita di Rocco fino a quel momento infatti si può comprendere a pieno la storia raccontata in questo romanzo.

Non si può prescindere da questo romanzo per comprendere a pieno la storia personale del vicequestore Schiavone. Con 7-7-2007, infatti, Antonio Manzini accende un faro sul dolorosissimo passato di Rocco, in particolare sulla relazione con Marina e sul rapporto con gli amici Sebastiano, Furio e Brizio.
In equilibrio tra un caso più che complicato e una vita personale che lo è altrettanto, Rocco è costretto a mettere da parte il cuore per cercare la verità sulla morte di due giovani, finiti in un giro di spaccio che li ha inghiottiti.
E ancora dovrà calarsi nel fango dell'umanità, quel fango che odia, per riuscire a scoprire la verità, una verità che però, purtroppo per lui, porta con sé delle terribili conseguenze, di quelle che cambiano la vita per sempre.

Ormai sapete quanto io ami i romanzi di questa serie, che mi hanno appassionata sin dal primo capitolo di Pista Nera. Tutto in questa serie gira intorno a Rocco, un protagonista decisamente sui generis. Qui per la prima volta i dettagli della sua vita privata, il suo passato, emergono con grande forza e ci consentono di conoscere l'aspetto più umano e fragile del vicequestore, l'uomo che era quando aveva ancora Marina.
È un racconto doppiamente triste quello contenuto in questo romanzo, sia per l'indagine che racconta che per l'aspetto umano, che coinvolge Rocco in prima persona.
Lettura decisamente consigliata ai fan della serie, soprattutto per fare questo viaggio negli aspetti ancora sconosciuti della vita di Schiavone.


 
Il mio voto per questo romanzo è di cinque riccetti!


martedì 21 febbraio 2017

Recensione di "Non è stagione" ed "Era di Maggio" (Rocco Schiavone #3 e #4) - Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana,
eccoci arrivati al momento recensione di questa settimana. Oggi vi parlerò non di uno ma di ben due romanzi, ormai letti qualche tempo fa ma dei quali non avevo ancora scritto una recensione. Si tratta del terzo e del quarto volume della serie del vicequestore Rocco Schiavone, Non è stagione ed Era di Maggio.

Entrambi i romanzi sono usciti nel 2015 per Sellerio ed il prezzo è di € 9,99 per l'ebook, mentre il cartaceo costa € 14.

C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c'è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, "seccata" da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell'assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all'inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili. In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell'amara ironia di Rocco Schiavone. Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell'Italia d'oggi.

LA MIA OPINIONE
Ho letto questi volumi della serie sulla scia dei primi due. La penna di Antonio Manzini ed il suo protagonista sono riusciti a crearmi dipendenza, tanto che alla fine del quarto volume mi sono dovuta autoimporre di non ripescare il prequel (7.7.2007) ed i racconti dedicati a Rocco Schiavone. Insomma, per il momento io ed il vicequestore Schiavone ci siamo presi una pausa, ma certo non posso evitare di parlarvi di Non è stagione ed Era di Maggio.
Ho deciso di scrivere un'unica recensione per questi due romanzi prima di tutto perché li ho letti senza soluzione di continuità ed in secondo luogo perché i casi su cui Rocco si ritrova ad indagare sono collegati, uniti da una sorta di filo rosso che va da un romanzo all'altro.

Non è stagione è stato il primo romanzo di Antonio Manzini che ho "incontrato". Ricordo ancora la sua presentazione in un pomeriggio di Giugno inoltrato, a Palermo, due anni fa. Non sapevo assolutamente nulla dei suoi romanzi, né di Rocco Schiavone, ma dal modo in cui parlava del suo protagonista, in un dialogo con Santo Piazzese e Alessandro Robecchi (altri due autori della scuderia Sellerio - QUI trovate il video della presentazione) ) ne sono rimasta parecchio affascinata.
In questa terza avventura Rocco si ritrova ad affrontare un caso parecchio ingarbugliato, in cui si incastra il rapimento della giovanissima Chiara Berguet, lo schianto di un furgone con una targa falsa ed il racket, senza però dimenticare il peso enorme dei fantasmi del suo passato, che ancora una volta è chiamato ad affrontare. E proprio l'incontro con il suo passato, ancora una volta, scopre un vaso di Pandora, una serie di "rotture di decimo grado", come le definirebbe lui, che continua a dover affrontare in Era di Maggio, insieme ad una morte sospetta in un carcere.

Se c'è una costante nelle avventure di Rocco, è che il passato torna sempre a fargli visita. Anche se lontano da Roma, i suoi fantasmi lo inseguono ed in qualche modo lo perseguitano, perché ci sono delle cose che non possono essere lasciate in sospeso, anche se sono passati anni.
Una costante delle sue indagini, invece, ci porta sempre a scavare nell'animo umano, per capire i motivi che spingono le persone a commettere un crimine. E come Rocco, alla fine di ogni romanzo, anche noi ci sentiamo un po' colpevoli per quella parte di umanità che muove il male.
Munito delle inseparabili Clark's (anche se in mezzo alla neve ne ha consumate più di dieci paia) e del suo loden, che per il freddo di Aosta è come una giacchetta di cotone, in questi due romanzi Rocco deve scontrarsi con la Aosta bene ed una serie di personaggi che per mantenere il potere e le apparenze ricorrerebbero a qualsiasi mezzo. 

Con questi due volumi la serie dedicata al vicequestore più scorbutico dei gialli contemporanei, Antonio Manzini si conferma un autore dalla penna intelligente, che non cade mai nel banale e che se incontra lo stereotipo, lo gestisce in modo nuovo.
Appassionanti dalla prima all'ultima pagina, ho letto in brevissimo tempo entrambi i romanzi, in cui non mancano i colpi di scena e l'azione, ma ampio spazio è dedicato anche alla riflessione, ai ragionamenti, alle indagini.
Due avventure che sono anche due tasselli importanti per la vita privata di Rocco e che hanno contribuito a farmi amare ancora di più questo personaggio e la serie di cui è protagonista. 


mercoledì 2 novembre 2016

Recensione di "La costola di Adamo" (Rocco Schiavone #2) - Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana,
oggi sul blog si ritorna alle recensioni, finalmente! Oggi voglio parlarvi di una lettura di qualche settimana fa: La costola di Adamo di Antonio Manzini, secondo romanzo nella serie dedicata al vicequestore Rocco Schiavone.

Il romanzo è uscito per Sellerio nel 2014 e conta 284 pagine. Il prezzo è di € 14 per il cartaceo mentre l'ebook costa € 9,99.

TRAMA
"Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta". 

Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell'accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com'è: pur sempre, però, sottomesso all'istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt'altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l'hanno trasferito d'ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall'acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un'altra inchiesta piena di neve. Una donna, una moglie che si avvicinava all'autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell'oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l'ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali. Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia.

LA MIA OPINIONE
Dopo aver terminato Pista Nera mi sono precipitata a leggere anche il secondo volume della serie dedicata a Rocco Schiavone. Volevo assolutamente leggere di un'altra delle sue indagini e capine un po' di più di questo personaggio.
Il vicequestore, stavolta, si ritrova ad indagare su un caso di suicidio che però, sin dall'inizio, presenta degli elementi anomali: Ester, la donna che si è impiccata ad un lampadario, in una stanza buia del suo appartamento, da tempo aveva un rapporto difficile con il marito, aggravato da una violenza fisica e psicologiche che ormai andava avanti da tempo.
E' proprio questo a far suonare un campanello d'allarme nel nostro investigatore, che si ritrova a ricomporre un puzzle nel quale, però, sembra mancare un pezzo essenziale. 
A questa, che è l'indagine principale del romanzo, se ne accosta però un'altra, che riguarda il passato di Schiavone: a Roma sono state stuprate delle ragazze minorenni con un modus operandi che Rocco conosce fin troppo bene e che lascia riemergere ricordi poco piacevoli del suo passato.

Dopo l'impatto con il primo romanzo che vede come protagonista il vicequestore Schiavone, che è stato piuttosto forte e mi ha messa davanti ad un personaggio che non ha vie di mezzo, La costola di Adamo era una lettura d'obbligo, la prova del nove per capire se davvero io e Rocco saremmo diventati partners in crime - come lettrice e personaggio letterario, ovviamente.
Nel complesso questo romanzo è stato una buona lettura, in cui l'autore ha approfondito innanzitutto il personaggio di Rocco. Ancora una volta questo personaggio ci viene presentato in tutta la sua imperfezione e gravato dal peso dei fantasmi del suo passato.
Che sia un uomo ed un investigatore sui generis, con la sua morale ed i suoi metodi investigativi poco ortodossi, si era già capito, ma in questo secondo volume della serie, in cui il passato torna prepotentemente a fargli visita, scopriamo nuove fragilità e qualche altro aspetto del suo misterioso passato.
Non particolarmente misterioso, invece, il caso che Rocco deve risolvere questa volta, la cui soluzione potrebbe risultare intuibile ai lettori, ma sicuramente è una leva che ci aiuta a scoprire meglio i pensieri di questo atipico protagonista.

In attesa della serie TV basata sui romanzi, che andrà in onda su Rai 2 in prima serata dal 9 Novembre, La costola di Adamo è stata sicuramente un'ottima lettura di preparazione per conoscere meglio il protagonista e per volare verso il terzo romanzo, che mi aspetta già sul comodino.


Il mio voto per questo romanzo è di tre riccetti e mezzo! 

lunedì 19 settembre 2016

Recensione di "Pista nera" (Rocco Schiavone #1) - Antonio Manzini

Cari visitatori della Tana,
oggi vi recensisco una delle mie ultime letture. Si tratta di Pista nera. il primo romanzo della serie che vede come protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini.
Ho conosciuto questo autore ed il suo protagonista l'anno scorso, grazie ad una presentazione tenuta in occasione del festival "Una Marina di Libri", ma soltanto di recente, su consiglio di Cecilia (anche lei ha un blog, La sala dei lettori inquieti) mi sono accostata finalmente a questa serie di romanzi.

Pista nera è uscito nel 2013 per Sellerio e conta 278 pagine. Il prezzo è di € 13 per il cartaceo, mentre l'ebook costa € 8,99.

TRAMA
Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d'Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un'intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l'altro nell'enigma dell'inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav'uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l'unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida ("in natura la morte non ha colpe"), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

LA MIA OPINIONE
Sono una lettrice di gialli di vecchia data, chi mi segue da un po' lo saprà già. Negli anni del'adolescenza le mie letture sono sempre state orientate verso questo genere, che è quello che accomuna un po' tutta la mia famiglia. 
Nonostante le mie molte letture in questo campo, però, ancora non mi era capitato di incontrare un investigatore come Rocco Schiavone.
Il vicequestore romano (chiamatelo "commissario" e subirete la sua ira funesta), trasferito ad Aosta per motivi discilplinari, da quando si trova alle pendici delle Alpi non si può certo definire felice.
Aosta è completamente diversa dalla sua Roma, che gli manca come se gli avessero strappato un pezzo di cuore. Ma, mentre ogni tanto continua a persersi nei dolci ricordi legati alla città eterna, Rocco si ritrova tra capo e collo un caso piuttosto complicato, che comprende un cadavere fatto a pezzi da un gatto delle nevi.

Una rottura di scatole bella e buona, insomma.
Schiavone così si ritrova ad indagare sulla vita del povero morto ammazzato, Leone Micciché, con i suoi metodi investigativi poco ortodossi ma che finiscono per risultare efficaci.

Schiavone è un personaggio senza mezze misure, che impone al lettore di essere a sua volta senza messe misure. Si può soltanto amare o odiare, non ci sono altre scelte. Per oltre metà del romanzo l'ho trovato insopportabile, uno di quei personaggi che se fossero stati reali avrei preso volentieri a padellate, un investigatore così lontano da quelli di cui avevo letto fino ad ora che  avrei potuto mettere da parte senza troppi complimenti. Ma così non è stato, perché questo personaggio ha finito per trascinarmi in fondo a questo romanzo nel tempo record di due giorni, cosa che non mi succedeva da mesi.  Perché sì, volevo scoprire chi fosse il colpevole, ma è innegabile che la storia in questo romanzo la faccia il protagonista. 
Intrattabile, cinico, anaffettivo, se ne infischia delle regole per un buon 90% del tempo eppure, alla fine, non si può fare a meno di affezionarsi a lui.
Un protagonista caratterizzato benissimo sin dai primi capitoli, che viene affiancato da personaggi secondari altrettanto ben caratterizzati, in un romanzo che ha un'ottimo ritmo narrativo e risulta avvincente fino all'ultima pagina.

Promuovo con buoni voti questo primo capitolo della serie di Rocco Schiavone, che mi ha portata dritta alla lettura del secondo, la cui recensione arriverà prestissimo!


Il mio voto per questo romanzo è di quattro riccetti!