giovedì 20 marzo 2014

Recensione di "La ragazza che leggeva nei cuori" - Teri Brown

Cari visitatori della Tana,
in questo soleggiato Giovedì di Marzo, perfetto per dare il benvenuto alla primavera e al mio cuginetto che è nato giusto ieri notte, scrivo questo post per recensire La ragazza che leggeva nei cuori di Teri Brown.

Il libro fa parte della serie Born of Illusion, della quale sono già usciti due volumi più una novella, mentre in Italia Corbaccio ha pubblicato il primo volume all'inizio di quest'anno.
Le pagine sono 320 e il prezzo è di € 14,90.



TRAMA
New York, anni Venti, i famosi Roaring Twenties: Anna ha sedici anni e fin da bambina aiuta la madre, una famosa medium, negli spettacoli. Ma, contrariamente a sua madre che è un’abile attrice, Anna ha veramente il dono di «sentire» le emozioni altrui e di predire il futuro. E in questo futuro vede sua madre in pericolo: le sue visioni si fanno sempre più intense e spaventose, al punto che Anna decide esplorare fino in fondo questa parte di sé che aveva sempre negato. Così, quando Cole, un ragazzo misterioso, si trasferisce in un appartamento vicino e introduce Anna a una società segreta che studia proprio persone come lei, Anna si trova costretta a confrontarsi con il suo passato e con le certezze della sua vita. Ma Anna è anche una sedicenne come tante altre, con i suoi istinti ribelli, i suoi capricci e la sua rabbia esplosiva. E, come tutte le ragazze della sua età, anche lei è alla ricerca dell’amore e dell’affermazione di se stessa. Riusciranno le sue abilità a districare la rete di intrighi in cui, suo malgrado, è caduta? E, soprattutto, la sua sensibilità sarà in grado di farle individuare qual è il suo vero destino? Riuscirà Anna l’illusionista, brava a liberarsi da quasi tutto, a liberarsi dei condizionamenti e a seguire il suo cuore?


LA MIA OPINIONE

Chi di voi segue da un po' il mio blog, saprà sicuramente che amo i Roaring Twenties, un periodo che mi ha sempre affascinata e nel quale mi sarebbe piaciuto tantissimo vivere. Vorrei avere il TARDIS per mezza giornata, giusto il tempo di fare un giro a New York in quel periodo.
Proprio per questo, quando ho letto la trama di questo libro, ho deciso che non potevo lasciarmelo scappare, ed è stato così che ha scalato la mia TBR in pochissimo tempo.

In questo romanzo Teri Brown ci racconta la curiosa storia di Anna (non so voi, ma io quando leggo di protagoniste mie omonime sono ancora più affascinata dai libri, perché mi immedesimo ancora meglio nel personaggio), figlia di una finta medium, con la quale è da poco approdata a New York per proporre al pubblico americano un nuovo spettacolo.
Anna ha sempre aiutato la madre nei suoi spettacoli, e nel corso degli anni ha sviluppato una grande passione per l'illusionismo, diventando davvero bravissima e guadagnandosi un posto nello spettacolo per intrattenere il pubblico prima che sul palco salga la madre, alla quale non va di darle molto spazio. A Marguerite Van Housen non piace farsi rubare la scena, nemmeno se a farlo è sua figlia.
Proprio per questo Anna ha sempre nascosto a sua madre il fatto di riuscire a percepire le emozioni delle persone soltanto sfiorandole. 
Oltre agli spettacoli, Madame Van Housen organizza anche delle sedute spiritiche in privato.
Ad una di queste si presenta Cole, il nuovo vicino di casa di Anna, che dice di essere scettico sul fatto che gli spiriti comunichino in qualche modo. Tuttavia, in modo del tutto inaspettato, Anna per la prima volta quella sera riesce a percepire la presenza dello spirito di un militare caduto in guerra.
Ma questo è solo l'inizio dell'avventura di Anna, che dovrà destreggiarsi tra la madre che non vuole lasciarle spazio nello spettacolo, il suo potere, la presenza di due ragazzi nella sua vita e una visione che la tormenta: la madre che urla, come se fosse in pericolo, e poi la terribile sensazione di annegare.

Di questo romanzo posso dirvi sicuramente che mi è piaciuto molto: è un romanzo semplice, scorrevole, con una struttura non troppo complessa, ma che allo stesso tempo ha un fascino magnetico.  Come avrete già sicuramente capito, ho amato in particolare l'ambientazione, sia per il periodo che per la città in cui il romanzo è ambientato. La ragazza che leggeva nei cuori è capace di regalare una full immersion nella New York degli anni '20, ed improvvisamente ci si ritrova in giro per le strade della Grande Mela. E' una sensazione che non tutti i libri riescono a regalare.
Per quanto riguarda i personaggi, ho apprezzato sicuramente  Anna, la protagonista, che è una ragazza che tenta a tutti i costi di sembrare ordinaria, mentre sia la sua personalità che la sua storia e il suo potere la rendono in tutto e per tutto molto speciale.
Inoltre mi è piaciuto moltissimo anche il signor Darby, il curioso vicino di casa di Anna che ospita Cole e che di professione fa l'inventore di oggetti già inventati, e che è davvero simpaticissimo, anche se all'inizio può sembrare un po' burbero.
Infine c'è sicuramente Harry Houdini, il famosissimo illusionista che Madame Van Housen sostiene essere il padre di Anna. Tuttavia Anna ha qualche dubbio in merito, e tenterà di togliersene qualcuno nel corso del romanzo. Il ruolo di Houdini nella vita di Anna non si chiarisce del tutto, ma sicuramente questo illusionista ha una personalità davvero affascinate.

Per tutto il corso del romanzo, tuttavia, ho aspettato il picco di tensione, che è arrivato sul finale, ma non come mi aspettavo. So che questo romanzo è il primo di una serie e che ci sarà tempo e modo negli altri libri di chiarire molte delle cose lasciate irrisolte in questo primo volume, ma ho trovato il finale un po' troppo frettoloso, troppo breve rispetto a quello che mi aspettavo.
Ciò non toglie che Teri Brown sia un'ottima storyteller e abbia scritto un libro in cui i personaggi giocano tutti un ruolo fondamentale ai fini della storia, nessuno escluso, e che abbia saputo cogliere e rendere benissimo l'essenza dell'epoca in cui ha ambientato il suo romanzo.



Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti!

martedì 18 marzo 2014

Top Ten Tuesday #23: TBR List di Primavera!


Cari visitatori della Tana,
oggi è Martedì, quindi è tempo di una nuova Top Ten!
Il tema che oggi propone The Broke and the Bookish riguarda la TBR list di primavera, ossia la Top Ten di libri che vorrei leggere questa primavera!




Top Ten Books On My Spring 2014 TBR List 


1. Silver di Kerstin Gier;
E' già sul mio Kindle e sono davvero curiosissima di leggerlo. E di cominciare l'ennesima trilogia.

2. Chrysalis di Jody Meadows;
Era una delle uscite che attendevo di più di questa prima parte dell'anno, ma come vedete, devo ancora leggerlo...

3. Legend di Marie Lu;
Eh già, non l'ho ancora letto. Ho letto praticamente solo recensioni positive e di recente è uscito il secondo volume della serie, quindi assolutamente da leggere!

4. Here's looking at you di Mahiri McFarlane;
Come sapete ho preso questo libro mentre ero a Londra ed avevo anche letto i primi capitoli mentre ero in aereo, ma poi mi sono lasciata trascinare da altre letture...

5. Morte a Pemberley di P.D. James;
Preso nella versione inglese a Londra, lo devo assolutamente recuperare!

6. Vintage Dream Di Erica Stephens;
Scoperto giusto ieri in libreria, tra la bellissima cover e la trama ho deciso di prenderlo, e sono molto curiosa di leggerlo!

7. La camera di sangue di Jane Nickerson;
Altro retelling che si è aggiunto di recente alla mia TBR.

8. Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones;
Sono secoli che devo leggerlo! Di recente ho trovato in scambio il cartaceo (che era diventato introvabile in libreria) e credo proprio sia il caso di farci un pensierino e di fargli scalare qualche posto in TBR.

9. Insurgent di Veronica Roth;
Se ne sta lì sullo scaffale a fissarmi da mesi. Quando mi deciderò?

10. Raven Boys di Maggie Stiefvater;
Lo so, sono mesi che devo leggerlo. Magari è la volta buona!


E voi cosa mi dite?
Quali sono i libri sulla vostra TBR list di primavera?


domenica 16 marzo 2014

Clock Rewinders #42

Cari visitatori della Tana,
torna anche in questa Domenica di Marzo torna Clock Rewinders,  la rubrica settimanale ideata dai blog On a Book Bender e 25 Hour Books.
Troverete qui un riassunto della settimana, che riguarda questo blog, i blog che seguo, le mie letture e un po' di quello che mi passa per la testa sul momento.


{La settimana appena trascorsa nella Tana}
  • Ho recensito Io non sono Mara Dyer di Michelle Hodkin;
  • Nella Top Ten della settimana ho parlato di dieci autori famosi di cui non ho mai letto nulla;
  • Nel quarto appuntamento con Le Cronache del Fandom vi ho parlato di The Village, una serie televisiva della BBC che mi è piaciuta moltissimo!

{La settimana appena trascorsa nella blogosfera}
  • Giusy ha recensito Prodigy  di Marie Lu;
  • Leda ha recensito Silver di Kerstin Gier;
  • Sul blog di Leb invece trovate la recensione di Wolves, un romanzo di Veronica Niccolai;
  • Amaranth, ispirata dal film Tutta colpa di Freud, ha scritto una riflessione sul mondo dell'editoria e la letterarura erotica;
  • Jerry ha recensito Miss Charity di Marie-Aude Murail;
  • Siannalyn (che questa settimana è andata in vacanza, beata lei!) ha recensito Angelize  di Aislinn;

{Serie TV}

N.B. Dato che Clock Rewinders non viene pubblicato da un paio di settimane, oggi avrò tanto, ma proprio tanto da dire.

Cominciamo come sempre dal Lunedì! Ho visto innanzitutto tre episodi di My Mad Fat Diary (dalla 2x03 alla 2x05) e per dirla con le parole di Rae, HOLY SH*T. Tom Bidwell ce lo aveva detto che prima di migliorare, le cose sarebbero peggiorate, e sinceramente pensavo che dopo la 2x02 avessimo toccato il fondo, ma mi sbagliavo. Il fondo lo abbiamo toccato con la 2x04. E poi con la 2x05 siamo precipitati. Non fraintendetemi, continuo ad mare questa serie, perché adoro ognuno dei personaggi, amo la colonna sonora e continuo a pensare che sia uno dei migliori teen drama che io abbia mai visto, ma ogni tanto vorrei prendere qualcuno dei personaggi a padellate. D'altronde però sono adolescenti, e chi non ha fatto qualche cavolata a 17 anni?
Passiamo a Teen Wolf. Domani avremo l'ultimo episodio e poi il season finale, e io la vedo nerissima. Già la 3x22 è stata una puntata al cardiopalma, con tutto quello che è successo e le scene Pydia che mi hanno spezzato il cuoricino, ma adesso non ho proprio idea di cosa ha in serbo Jeff per noi.
Questa settimana arriverà il season finale di Pretty Little Liars, ma anche su questo fronte, non so cosa aspettarmi. So che ci sarà un'altra stagione, ma spero sia quella risolutiva perché diciamocelo, la stanno tirando un po' troppo per le lunghe adesso.
E' tornato Once Upon a Time in Wonderland, che sto continuando a vedere con piacere. Mi piace davvero come serie. Nemmeno il primo episodio della 3B di OUAT è stato male per dire la verità, ma do il merito a Robin, che è tornato in grande stile, e a Regina. Che classe quella donna. E poi non vedo l'ora di sapere cosa combinerà la Wicked Witch!
Elementary continua placidamente bene ed è stato rinnovato per una terza stagione, nella quale spero di vedere così tanta Joanlock fino a scoppiare.
The Tomorrow People ormai è stato spostato al lunedì, e nell'ultimo episodio ci sono state scene Jostrid bellissime...uccise subito dopo da una scena-non scena Jara che proprio non ho potuto mandare giù. Ma in compenso Stephen è il ostro Captain Jostrid! Li shippa anche lui, si :D
Per quanto riguarda le altre serie, dovete sapere che da matta quale sono ho visto tutti gli episodi andati in onda fino ad ora di The Mindy Project, che ho amato tantissimo e non vedo l'ora che ricominci il prossimo primo Aprile. E' una serie che vi consiglio davvero di vedere. Inoltre ho cominciato anche Brooklin Nine-Nine, ma senza poi molto impegno, anche se è parecchio divertente.
A proposito di serie TV, questo mi sembra anche lo spazio più opportuno per parlare di Veronica Mars: The Movie, ossia il lungometraggio basato sulla serie Veronica Mars, uscito Venerdì 14 Marzo. Io l'ho già visto e per me è stato come tornare ai vecchi tempi. Davvero una perla per tutti gli appassionati della serie. Il film ha avuto un gran successo e si parla già di un sequel!


{Crush of the week}


Logan Echolls. Chi se non lui, questa settimana?
Lo amavo già ai tempi di Veronica Mars, e questa settimana, vedendo il film, si è risvegliata la cotta che avevo per lui tempo fa, che credo non mi sia mai passata del tutto.
Come saprete Logan è interpretato da Jason Dohring, che ultimamente è apparso anche in un episodio di The Tomorrow People.





Anche per questa settimana è tutto, miei adorati!
A Domenica prossima per un nuovo appuntamento con Clock Rewinders.


giovedì 13 marzo 2014

Le Cronache del Fandom #4: The Village


Cari visitatori della Tana,
oggi nuovo appuntamento con Le Cronache del Fandom per parlare di un'altra serie TV, The Village.
Chi di voi ha seguito qualcuno dei Clock Rewinders di Gennaio sa che ho visto questa serie tutta d'un fiato e che mi è piaciuta tantissimo, per cui, quale migliore occasione per parlarne?




La serie, divisa in 6 episodi, è andata in onda la scorsa primavera sul canale inglese BBC One, riscuotendo un grande successo.
Scritta da Peter Moffat e diretta da Antonia Bird e Gillies MacKinnon, tutti veterani per quanto riguarda i drama inglesi, la serie racconta le vicende degli abitanti di un villaggio nel Derbyshire tra il 1914 e il 1920.

Per introdurre la vicenda, ad ogni episodio, si parte dalle memorie di Bert Middleton (David Ryall), che alla vigilia dello scoppio della guerra aveva solo 12 anni e che nei primi anni 2000 decide di raccontare le vicende di quegli anni ad una psicologa.
Bert (che da dodicenne è interpretato da Bill Jones), è figlio di un fattore, John (John Simm), un uomo che porta con sé il peso di un peccato che non gli è mai stato perdonato dagli abitanti del villaggio e che affoga la sua frustrazione nell'alcol. L'unica persona ad averlo perdonato
La famiglia Middleton
davvero è la moglie Grace (Maxine Peake), una donna semplice e devota. Altro membro della famiglia Middleton è Joe (Nico Mirallegro), che ha deciso di non seguire le orme del padre e di andare a lavorare presso la famiglia Allingham, una famiglia facoltosa che possiede una villa nei pressi del villaggio. Anche i membri di questa famiglia hanno un ruolo importante nella serie, in particolare Caro (Emily Beecham), una ragazza con dei problemi mentali, ed il fratello George (Augustus Prew).
Tra gli altri abitanti del villaggio hanno un ruolo rilevante anche Martha Lane (Charlie Murphy), la figlia del pastore della chiesa locale impegnata nel movimento femminista, e Gerard Eyre (Matt Stokoe), uno dei maestri della scuola elementare che è un vero punto di riferimento per i suoi alunni, ma che dovrà abbandonare il suo posto quando anche lui viene chiamato a combattere.
Nei vari episodi, la serie si concentra sui diversi personaggi e raccontando come queste vivono gli anni della prima guerra mondiale.

Non è la prima volta che in Inghilterra si produce una serie ambientata in questo periodo storico, e tra le più recenti c'è sicuramente Downton Abbey, che come sapete è un'altra serie che personalmente amo tantissimo. Tuttavia in The Village ad essere prese in considerazione sono persone e famiglie di estrazione sociale diversa, il che rende la vicenda sicuramente più dinamica e interessante.
La famiglia Middleton è il perno su cui ruota l'intera serie. Tutti gli sviluppi più importanti e le scoperte che si fanno nel corso della serie, infatti, coinvolgono qualcuno dei membri di questa famiglia, composta da persone molto diverse tra loro, ma capaci di restare uniti nelle difficoltà.
Sicuramente l'arrivo della guerra è traumatico per loro, da una parte perché gli affari in campagna cominciano ad andare male, dall'altra perché Joe decide di arruolarsi e scappare lontano dal dramma familiare, causato per lo più dal padre, che nei primi episodi sembra precipitare sempre più velocemente in un vortice di disperazione e dipendenza dall'alcol.
Tuttavia le storyline che si intrecciano nei sei episodi sono molteplici, e si ricongiungono tutte in un solo punto: quanto la guerra abbia cambiato il modo di vivere nel villaggio.

Dire che questa serie mi sia piaciuta credo sia riduttivo.
Mi piace molto innanzitutto il periodo storico in cui è ambientata, quindi questo è già un primo punto a suo favore. A questo però deve essere aggiunto il fatto che la storia e i personaggi sono sviluppati in maniera magistrale. So che sei episodi vi possono sembrare pochi, ma per quello che Peter Moffat voleva raccontare, vi assicuro che sono abbastanza.
Il cast poi è davvero eccezionale. Ho apprezzato tantissimo John Simm e Maxine Peake nel ruolo dei coniugi Middleton, innanzitutto. Nei loro ruoli sono capaci di trasmettere davvero tanto, così come Matt Stokoe nei panni di Gerard. Devo aver pianto una volta o due mentre guardavo le scene che lo vedevano come protagonista, in particolare negli ultimi episodi.
Ma se davvero c'è un attore che ha dato prova di un talento così grande e inaspettato è sicuramente Nico Mirallegro. Nel ruolo di Joe Middleton è a dir poco perfetto. Lo so, ho parlato tante volte di questo attore fangirlando qui e là nei miei post su questo blog e questo commento su di lui potrebbe sembrarvi un po' di parte, ma posso assicurarvi che non è così. Nel quarto e quinto episodio della serie c'è la prova che questo attore è veramente un giovane talento e che ha davanti a sé una carriera brillante se continua su questa strada.
Altra grande prova sicuramente è quella di Emily Beecham, che personalmente non conoscevo ma che ho molto apprezzato nel ruolo di Caro.

Credo di aver reso ormai bene l'idea. Vi consiglio di vedere questa serie, soprattutto se siete appassionati di drama storici.
La serie non è stata trasmessa in Italia, ma ormai mi conoscete e saprete che amo guardare le serie in sub-ita.
Intanto posso dirvi che una seconda serie è prevista per quest'anno, e racconterà del periodo che va dal 1920 fino ai primi anni '30. 

Prima di lasciarvi, vi lascio qualche link utile!




E adesso aspetto i vostri pareri! Cosa ve ne pare di questa serie?

martedì 11 marzo 2014

Top Ten Tuesday #22: 10 Autori famosi di cui non ho mai letto nulla


Cari visitatori della Tana,
oggi è Martedì, quindi è tempo di una nuova Top Ten!
Il tema che oggi propone The Broke and the Bookish  lo avevo già elaborato l'anno scorso per il fantasy e vorrei aspettare un altro po' prima di riproporre una Top Ten di libri per genere, così ho pescato un altro tema dai tanti che il blog ha proposto, e quello che ho scelto è 10 Autori famosi di cui non ho mai letto nulla.

Top Ten Popular Authors I've never read

1. Stephen King
Lo so, è una grave mancanza, ma credo proprio che il suo genere non faccia per me. Nella libreria dei miei genitori ci sono almeno quattro o cinque libri di questo autore ( tra cui Carrie, Mucchio d'ossa e IT), ma non mi hanno mai ispirata più di tanto.

2. Michael Connelly
Mio padre mi propone di leggere i libri di questo autore almeno da sette o otto anni. So che è uno dei migliori autori di thriller al mondo, ed è sicuramente una macchia nella mia carriera di lettrice non aver ancora letto nulla di suo.

3. Nicholas Sparks
No, nemmeno I passi dell'amore. Però ho visto quasi tutti i film tratti dai suoi libri...e non mi sono piaciuti.

4. Maggie Stiefvater
Mi sono ripromessa almeno un milione di volte nell'ultimo mese di cominciare a leggere Raven Boys, ma...non l'ho ancora cominciato.

5. Richelle Mead
Tecnicamente ho cominciato a leggere L'Accademia dei vampiri però!

6. Victor Hugo
Io e questo autore abbiamo un conto in sospeso da troppo tempo ormai.

7. Lauren Olivier
E pensare che ho già tutti i suoi libri sul Kindle!

8. J.R.R. Tolkien
C'è stato un periodo in cui avrei voluto leggere davvero la trilogia de Il signore degli anelli, ma mi è passato. Credo proprio che dovrò aspettare di nuovo il momento buono.

9. Anne Rice
Ho qualcuno dei suoi libri ma il periodo vampiresco/horror mi è passato.

10. Sophie Kinsella
Eh si, mi manca anche la regina dello chic-lit!


E adesso sono curiosa di sapere di voi!
C'è qualche autore famoso del quale non avete ancora letto nulla?

lunedì 10 marzo 2014

Recensione di "Io non sono Mara Dyer" - Michelle Hodkin

Cari visitatori della Tana...
Okay, okay. Forse esordire con una gif di Moriarty non è il massimo dopo più di una settimana di assenza dal blog, ma mi sembrava un modo come un altro per ricominciare.
Se vi state chiedendo cosa mi è successo in questo periodo, la risposta è semplice: esami universitari. Purtroppo, al contrario di moltissime altre donne, a me non riesce semplice gestire più cose contemporaneamente, e così, per il bene della mia carriera universitaria, ho deciso di mettere a malincuore da parte il blog. Ma non preoccupatevi, sono tornata adesso e sono pronta a ricominciare con i miei sproloqui letterari!



In questo piovoso Lunedì recensisco Io non sono Mara Dyer, il secondo volume della serie Mara Dyer di Michelle Hodkin. Uscito nel 2013 per Mondadori nella collana Chrysalide, conta 504 pagine. Il prezzo è di € 17,00.
Prima di cominciare, QUI trovate la mia recensione del primo volume della serie, Chi è Mara Dyer.

TRAMA

Mara Dyer sa di aver commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa,
grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede mentre giura di averlo visto con i suoi occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell'ospedale psichiatrico in cui è tenuta in osservazione per probabile schizofrenia. L'unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un'allucinazione. Così la sera è libera di tornare a casa e vedere Noah, l'unico che ancora crede in lei e cerca di aiutarla a fare luce sui misteri che circondano la sua vita, proteggendola da Jude. I fatti inquietanti si moltiplicano, e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte e la fotografa mentre dorme, e un giorno le fa trovare una bambola appartenuta alla nonna, che soffriva dei suoi stessi disturbi. Mara, esasperata, cerca di bruciarla, ma nel fuoco rinviene un talismano complementare a quello in possesso di Noah...



LA MIA OPINIONE
N.B. Ovviamente sono presenti spoiler sulla trama del primo volume della serie, Chi è Mara Dyer.

Se avete letto anche la recensione del primo volume della serie, saprete già quanto ho apprezzato quel romanzo. Non vedevo l'ora di leggere il seguito, ma tra una lettura e l'altra, l'ho messo da parte fino alla scorsa settimana.
Per cominciare a parlarvene, devo dire innanzitutto che avevo letto in giro molte recensioni in cui si diceva che ai lettori a cui era piaciuto il primo volume non sarebbe piaciuto il secondo e viceversa. Per me non è stato così. Il primo volume mi è piaciuto parecchio, e ho apprezzato molto anche il secondo.
In questo volume, Mara è alle prese con una situazione ancora più complessa di quella che le si era presentata nel primo romanzo della serie: Jude è vivo, ed è tornato per tormentarla. Il suo ex fidanzato che in quella notte terribile in cui Mara ha fatto crollare il Manicomio aveva tentato di violentarla è vivo, al contrario di quanto tutti possano pensare.
Ma Mara stavolta è sola. Non c'è più la sua famiglia a supportarla, e i suoi genitori per primi ritengono che abbia bisogno di stare in un istituto psichiatrico per curarsi. L'unico che le resta costantemente accanto e che le crede è Noah, il suo ragazzo, disposto a tutto pur di restarle accanto e non lasciare che le succeda qualcosa.
Ma quello che deve affrontare Mara è molto più complesso e inquietante di quanto sembra.
Jude torna nella sua vita e lo fa da autentico stalker: vuole terrorizzare Mara. 
Per farle sapere che è vivo e che ha intenzione di fargliela pagare per quello che è successo, la perseguita costantemente: le scatta foto mentre dorme, la minaccia anche se indirettamente con dei messaggi e dei "regali" alquanto macabri, corrompe le persone che le stanno intorno per farle recapitare dei messaggi che le ricordino quanto lui sia vicino, e soprattutto che può fare del male a lei o alla sua famiglia quando vuole.
E' così che, terrorizzata e trascinata da un istituto psichiatrico all'altro, Mara tenta di capire come dimostrare a tutti che non è matta e che Jude è tornato davvero. E che può fare del male a chiunque le sia vicino.

In questo secondo volume della serie, è stato sicuramente più semplice capire le dinamiche della vicenda: mentre nel primo era difficile distinguere tra sogno e realtà, tra incubi e allucinazioni, in questo secondo volume si percepisce molto più chiaramente la differenza tra tutti questi momenti. Mara non smette di avere allucinazioni o di fare strani incubi, ma ormai siamo nel mezzo della vicenda e sicuramente ormai è un po' più chiaro in che direzione la storia si sta muovendo.
Anche stavolta la Hodkin è riuscita a costruire un romanzo dal quale non è semplice staccarsi: le vicende si intrecciano velocemente l'una con l'altra, sempre più strane ed intriganti, a volte un po' macabre e magari non comprensibili sin da subito, ma arrivati ad un certo punto, nel romanzo si cominciano a tirare le somme di quanto successo.
No, non si trova risposta a tutte le domande che si presentano nel corso della vicenda, ma sicuramente quella che ci presenta Michelle Hodkin con questo romanzo è una svolta, un primo mattone per aiutarci a capire veramente chi è Mara Dyer.

A proposito di Mara, in questo secondo volume l'ho trovata migliorata: testarda, decisa a provare di non essere pazza, pronta a difendere le persone che ama.
Dall'altra parte c'è Noah, dolce quanto coraggioso, testardo anche lui e anche un po' pericoloso.
A proposito dei personaggi, anche quelli secondari sono pienamente attivi nella vicenda, e le loro storyline e le loro azioni si collocano perfettamente nella trama e la arricchiscono.
Degno assolutamente di nota poi è anche Jude, un cattivo inquietante e deciso a vendicarsi a tutti i costi.

Sicuramente un ottimo seguito per questa trilogia, un libro che tiene incollati alle pagine e che ha degli ottimi elementi dalla sua: l'azione e l'intrigo tipici del thriller psicologico, gli elementi paranormal e infine una piccola dose di romance che non gusta mai e soprattutto che non monopolizza la trama.



Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti!

sabato 1 marzo 2014

Dal libro al film #6: "The Book Thief", tratto da "Storia di una ladra di libri" di Markus Zusak


Cari visitatori della Tana,
è tempo di un nuovo appuntamento con la mia rubrica dedicata agli adattamenti cinematografici dei libri.
Oggi scrivo questo post per parlarvi di The Book Thief , il  film tratto dal romanzo Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, che uscirà in italia con questo titolo il prossimo 27 Marzo, mentre sia negli USA che nel Regno Unito è già uscito da un po' di tempo.

Come sapete ho amato moltissimo il romanzo, che fino ad ora resta una delle mie migliori letture del 2014, e non potevo resistere a lungo senza vedere il film, così ho deciso di vederlo in lingua originale, grazie ad internet, che tutto può!
Ma come sempre, cominciamo dal romanzo!


IL LIBRO

Nella Germania della Seconda guerra mondiale, quando ogni cosa è in rovina, una bambina di nove anni, Liesel, inizia la sua carriera di ladra. All'inizio è la fame a spingerla, e il suo bottino consiste in qualche mela, ma poi il vero, prezioso oggetto dei suoi furti sono i libri. Perché rubarli significa salvarli, e soprattutto salvare se stessa. Liesel infatti sta fuggendo dalle rovine della sua casa e della sua famiglia, accompagnata dal fratellino più piccolo e diretta al paese vicino a Monaco dove l'aspetta la famiglia che li ha adottati. Nell'inverno gelido e bianco di neve, il bambino non ce la fa, ed è proprio vicino alla sua tomba che lei trova il primo libro. Il secondo, invece, lo salva dal fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. Col passare del tempo il numero dei libri cresce e le parole diventano compagne di viaggio, ciascuna testimone di eventi terribili ai quali la bambina sopravvive, protetta da quei suoi immortali, straordinari, amorevoli angeli custodi.




IL FILM


Storia di una ladra di libri è stato girato lo scorso anno in Germania, tra Febbraio e Aprile.
La regia è stata affidata a Brian Percival, regista inglese che già si era occupato di adattamenti importanti, come quella di North and South, serie TV in quattro episodi tratta dall'omonimo romanzo di Elizabeth Gaskell e quella di The Ruby in the Smoke, dal romanzo di Philip Pullman.
Nel cast troviamo la giovanissima Sophie Nélisse nei panni di Liesel Meminger, Geoffrey Rush nei panni di Hans Hubermann ed Emily Watson in quelli di sua moglie Rosa.
Ben Schnazer interpreta Max Vanderburg, mentre Nico Liersch recita nei panni di Rudy Steiner.
Troviamo, oltre a tutti i personaggi, anche il narratore, la Morte, che viene "interpretata" da Roger Allam, voce che ci trasporta attraverso le vicende di Liesel e della sua famiglia.
Il cast è sicuramente azzeccatissimo nei vari ruoli, e ho apprezzato in particolare Geoffrey Rush, attore che ho visto recitare nei ruoli più diversi (da quello di Barbossa nella serie Pirati dei Caraibi a quello dello psicologo Lionel Logue ne Il discorso del Re e infine nei panni di Virgil Oldman ne La migliore offerta) e che sullo schermo è magnetico. Interpreta superbamente il ruolo di Hans, riesce a rendere tutto l'amore che quest'uomo ha per la vita e per la libertà, ma soprattutto l'amore che ha per la sua famiglia e per Liesel in particolare. Ma Hans ha anche dei momenti di sconforto, di paura, e Rush riesce a bucar lo schermo soprattutto in quelli.
Emily Watson dall'altra parte riesce benissimo nei panni di Rosa, una donna all'apparenza severa e incapace di amare, ma che nasconde un gran cuore.
Ho trovato molto carini i due giovani del cast, Sophie Nélisse e Nico Liersch, e sicuramente bravissimo anche Ben Schnazer.
Ho molto apprezzato che il cast recitasse in un inglese dal marcato accento tedesco, e che ogni tanto fossero inserite anche delle frasi in tedesco, che secondo me in qualche modo riescono a rendere meglio il contesto in cui il film è ambientato.

Ottima prova del cast quindi, ma per quanto riguarda la sceneggiatura, questa contiene alcuni elementi diversi rispetto al romanzo, che nel complesso non stonano nel film, ma che risultano evidenti per chi ha letto il romanzo.
Ad esempio, Liesel non confessa mai a nessuno che la sua famiglia nasconde Max, e nessuno arriva mai a sospettarlo, mentre nel film Rudy viene a scoprirlo, dato che Liesel porta con sé il libro che Max le ha regalato (cosa che nel libro non accade, perché Liesel, nonostante la sua giovane età, è molto attenta).
Tra le modifiche, sicuramente c'è stato quello del personaggio di Max, che nel libro è sicuramente un personaggio molto presente importante, ma che nel film diventa ancora più incisivo, ed io considero questo un punto assolutamente favorevole dell'adattamento.
Per esigenze cinematografiche ovviamente sono state accorpate alcune scene ed eliminate delle altre che invece mi sarebbe piaciuto vedere, ma nel complesso non posso dire che questo adattamento non mi sia piaciuto, anzi.



Storia di una ladra di libri è una storia bellissima da vedere anche sullo schermo, ed è accompagnato da una splendida colonna sonora, il cui autore è John Williams, vincitore di cinque Oscar per la miglior colonna sonora originale, tra cui quello per i brani composti per  Schindler's List e autore di colonne sonore per i film più famosi, da Harry Potter e la Pietra Filosofale e Harry Potter e il prigioniero di Azkaban a Memorie di una Geisha, War Horse e Lincoln. Proprio per la colonna sonora di Storia di una ladra di libri corre anche quest'anno per l'Academy Award.

Ho letto tra le critiche una che affermava che il film non rende bene il periodo storico-sociale in cui è ambientato. La prima cosa che ho pensato è stata che la gente proprio a leggere i libri dai quali sono tratti i romanzi non ci pensa mai.
Zusak nel romanzo è stato capace di costruire e rendere gli orrori provocati dalla guerra e dalla politica Nazista in Germania poco a poco, tanto che anche il lettore realizza poco a poco quali sono. Il film riesce a rendere bene anche questo elemento: l'aggravarsi della guerra è reso attraverso i bombardamenti sempre più frequenti e dalla miseria sempre più profonda in cui vivono le famiglie della Himmelstrasse, mentre l'introduzione delle leggi razziali e il trattamento riservato agli ebrei sono resi non solo attraverso la storia di Max, ma anche attraverso alle "sfilate" di ebrei alle quali Liesel e Rudy assistono. 
Né il romanzo né il film vogliono essere un documentario sulla Seconda Guerra Mondiale o sull'Olocausto, ma entrambi sono capaci di riportare alla perfezione gli accadimenti e le situazioni di quel terribile periodo, che culminano nel finale, che nel film così come nel romanzo, è molto commovente.

In conclusione,  vi consiglio di vedere il film. Personalmente vi consiglio di vederlo in lingua originale, ma se invece volete aspettare l'uscita italiana, vi ricordo che sarà il 27 Marzo.

A presto con un nuovo adattamento di cui parlare!